Il Rodomiti si mise a sedere sul canapè, che scricchiolò sotto l'immane peso; accavallò una gamba sull'altra e, gonfiando e sgonfiando successivamente le guance, mandò tre gran boccate di fumo.
— Dunque quello che volevo dirvi è questo. Non è lontano il tempo in cui vostra nipote prenderà marito...
— E di nuovo quest'argomento! Non avete dichiarato or ora che non c'è nulla?
— Sicuro; a tutt'oggi non c'è nulla... Ma bisogna intenderci... Non c'è nulla di personale... La Gilda si trova nello stadio dell'amore anonimo.
— Non v'intendo.
— È tanto facile — replicò il capitano. — Benedetti dotti!... Ogni ragazza, professore mio, prima d'innamorarsi di qualcheduno, attraversa un periodo nel quale prova vagamente, indeterminatamente l'amore... I poeti ve la spiegherebbero in lungo e in largo; io sono tagliato alla buona e parlo come so... Del resto, se non foste un originale, mi avreste indovinato per aria, giacchè quella condizione dell'animo non è una particolarità delle sole donne... Insomma, per venire a bomba, quando una ragazza è entrata nella fase dell'amore anonimo, ella non tarda molto a dar forma alle sue fantasie, non tarda molto a passar nella fase dell'amore personale... Mi sono spiegato chiaro, spero...
— Sì, sì... Insomma troverà qualcheduno che le piacerà, e vorrà sposarselo... Tutti i gusti son gusti.
— Credete pure che quello lì è un gusto che durerà per un pezzo... Ma la morale del mio discorso è questa: nulla è più difficile che maritare una ragazza senza un soldo di dote.
— È quello che dice anche il professor Lorati.
— Ora, scusate la mia franchezza... Voi non siete ricco...