— Quello che ho potuto. Ho pochi bisogni, non ho una famiglia mia, non mi ammoglierò mai; che dovevo farne de' miei risparmi?

— Ah caro Grolli — proruppe il capitano — è destino che ogni volta che vi vedo io debba rimanere sbalordito.

— Avete torto. Ciò ch'io feci lo avreste fatto anche voi. E adesso, terminate pure il vostro discorso.

— Ma adesso voi non accetterete forse la mia offerta...

— Quale offerta?

— Non ho famiglia neppur io, resterò celibe... come voi; mia sorella non ha figli ed è ben provveduta; in tanti anni di lavoro ho messo qualche cosa da parte... Alle corte, volevo far una piccola dote alla Gilda.

— Grazie, grazie, capitano... Lo vedete, voi siete migliore di me, voi pensate a quelli che non vi appartengono... Io, in fin dei conti, non faccio che il mio ufficio di zio... Del resto, la Gilda vi è già debitrice di molto; la dote che volevate regalarle serbatela a qualcheduna delle vostre figliocce che sia in maggiori strettezze... Intanto il capitale di mia nipote crescerà da sè con gli interessi... e un altro poco lo farò crescere anch'io... Pel momento del matrimonio insomma, che non sarà forse così vicino... la Gilda ha sedici anni e qualche mese... pel momento del matrimonio saranno raggiunte, io spero, le trentaquattro o trentacinque mila lire... Non sarà molto, ma, via, non sarà nemmeno pochissimo.

— Siete un brav'uomo, caro Grolli, e siete un cuor d'oro... Mi fareste quasi riconciliare coi dotti... Vi avverto, ad ogni modo, che voglio pensar io al corredo... Ho un amico a Milano, al quale darò l'incarico e che farà certo le cose per bene... Se poi potessi esser da queste parti all'epoca delle nozze, s'intende che farei da padrino... Dev'essere un bel giorno!

— Lo credete? — chiese il professore, ch'era sempre seduto davanti alla scrivania, e che segnava macchinalmente col lapis delle figure geometriche sopra un pezzo di carta.

— Sì, sì; perchè dovrebb'essere altrimenti? La donna è fatta per avere una famiglia.