Il professore aveva detto una piccola bugia. Egli non leggeva. Egli riandava nella mente le cose della giornata, e cercava d'indovinar l'avvenire. Che influenza avrebbe avuto sull'avvenire l'improvviso incontro della Gilda e di Mario? Nessun giovine aveva mai parlato alla Gilda con la confidenza di questo giovine; verso nessuno ella si era mostrata tanto espansiva. Che fosse giunto anche per lei il momento in cui l'amore anonimo prende forma e contorni? Che questo pittore entusiasta fosse l'uomo prescelto? Saprebbe egli amarla? Saprebbe renderla felice?
Mentre il professore Grolli si agitava in questi pensieri, le tempie gli martellavano e il cuore gli batteva con palpiti affrettati.
XV.
La Gilda era in piedi all'alba. Quando Mario picchiò sulla parete per isvegliarla, ella gli disse, canzonandolo: — Scommetterei che è ancora in letto.
— Già, mi alzo adesso.
— Bravissimo. E io sono bella e vestita.
— Bella sì, ma vestita no.
— O scusi, come può dirlo?
— Alle donne manca sempre qualche cosa.
Il pittore aveva ragione. Ella aveva ancora da dar l'ultima mano alla sua toilette.