Siccome però ci voleva il tempo di ammobiliare il quartierino preso a pigione (un amore di quartierino a piedi del colle di Bellosguardo), i due primi mesi del matrimonio si sarebbero consumati in viaggio. Mario si riprometteva miracoli da una peregrinazione artistica con la Gilda in Sicilia. — Quel cielo limpido, quella natura lussureggiante — egli le scriveva entusiasta — faranno degna corona alla tua bellezza, e chi sa che a me non ispirino un capolavoro! — Per onor del vero, dopo il ritratto così egregiamente riuscitogli, egli non aveva prodotto nulla di notevole. Ammetteva egli stesso che la condizione di fidanzato gli si attagliava pochino. Una volta marito, sarebbe stata ben altra cosa. Sentiva già dentro di sè cinque o sei quadri, in ciascuno dei quali era serbato un posto d'onore alla sua sposa. V'erano momenti in cui la Gilda non poteva a meno di domandare a sè medesima: — Mi prende dunque come una modella? — Ma più sovente la sua vanità era lusingata dalla idea che la sua immagine, riprodotta in diverse guise, passasse ai posteri come quella della moglie d'un gran pittore.
La Gilda, poichè ebbe la lettera di Mario, corse in camera dello zio tenendo in mano il foglio spiegato, e gridando: — Mario sarà qui domani.
Sia che il professore pensasse all'impossibilità di pubblicare il suo libro per l'epoca voluta, sia che, dopo aver affrettato col desiderio questo matrimonio, sentisse ch'esso avrebbe lasciato un vuoto troppo grande nella sua vita, fatto si è che la nipote non ebbe punto a lodarsi della sua accoglienza.
— Venga, vada, che me ne importa? — egli disse in tono sgarbato.
— Oh, zio — cominciò la Gilda, a cui questi modi inurbani facevano male.
Ma egli la interruppe: — Lo so che hai fretta d'andartene... Vuoi fissare le nozze per posdomani, per domani sera?...
— Zio Aldo, zio Aldo — ella esclamò in mezzo alle lagrime — mi volevi tanto bene una volta! Che ti ho fatto perchè da qualche tempo tu debba odiarmi?
— Odiarti?... Io?... — gridò il professore fuori di sè in veder quel bel viso molle di pianto... — Odiarti?... Ma io invece...
Avrebbe avuto mille cose da soggiungere, ma si arrestò a un tratto. Come colui che guardando alla casa del vicino vede il riflesso delle fiamme che investono la casa propria, così il professore, nel turbamento che si dipinse in viso alla Gilda, lesse il segreto che gli era sepolto nell'anima e che non aveva voluto fino allora rivelare a sè stesso. Sentì il precipizio sotto i suoi piedi e disse balbettando: — Perdonami... Ho bisogno d'aria...
Prese il cappello, e uscì senza dar ascolto alla signora Dorotea, che seduta nel suo seggiolone in salotto chiedeva: — Che cosa c'è! Che è accaduto?