La convalescente lo prese due volte in mano, e due volte lo depose sulle coperte prima d'avere il coraggio d'alzarlo al livello del viso. Ella tentò di volgere in celia le sue stesse esitazioni. — È come quando dovevo prender l'olio da bambina... Se si potesse far come allora... Chiuder gli occhi, aprir la bocca, e giù... Adesso invece son proprio gli occhi che bisogna aprire... Coraggio... uno... due... tre...
Nel bene la previsione va spesso oltre il vero, nel male avviene sovente il contrario. Gli è che non v'è triste previsione, la quale non sia temperata da una segreta speranza che il nostro spirito s'inganni, che le nostre paure siano esagerate. E talvolta anzi noi esageriamo a studio; fingiamo di prevedere un disastro ove secondo ogni probabilità non istà per succedere che un incidente sgradevole. Ma quando l'incidente sgradevole accade, non tardiamo ad accorgerci ch'esso ha superato, non la nostra aspettazione immaginaria, ma la nostra aspettazione reale.
— Devo essere orrenda, mostruosa — aveva detto mille volte la Gilda, e, quantunque non fosse più bella, non era nè mostruosa, nè orrenda. Nondimeno il vedersi nello specchio fu per lei un colpo di fulmine. Era lei, era lei veramente quella donna pallida, tutta cicatrici e lividure, che la mirava tra attonita e costernata? Stette un momento muta ed immobile, soffocando gl'impeti tumultuosi dell'anima; poi si guardò intorno smarrita, quasi a persuadersi ch'era ben desta, lasciò cader di mano lo specchio, abbandonò il capo sui guanciali e si coperse il viso con le lenzuola. La sentivano piangere sommessamente.
— Hai avuto troppa fretta — le ripetevano a gara il professore e la signora Dorotea. — Di qui a un paio di settimane sarà tutt'altra cosa.
Ella, rannicchiata sotto le coltri, si stringeva nelle spalle e diceva: — Lasciatemi sola... Per carità, lasciatemi sola... Mi calmerò da me.
Infatti, di lì a un'ora, ella era appieno ricomposta. Alla sera s'intrattenne a lungo col medico, e con aria disinvolta lo pregò di dirle quali tra i segni che le deturpavano la fisonomia il tempo farebbe sparire e quali le resterebbero sempre. L'interrogato si provò a dipinger tutto in rosa, ma la Gilda, che gli teneva inchiodati gli occhi addosso e gli leggeva le bugie in viso, lo riprese amorevolmente. — Non la trattasse come una bimba, se anche quella mattina ella aveva fatto un capriccetto; ormai ella aveva messo giudizio e aveva diritto di conoscere la verità tutta intiera.
Il medico si schermì quanto più potè, ma alla fine espose sinceramente il parer suo, soggiungendo però, che la natura sbugiarda spesso i pronostici della scienza e che in gioventù soprattutto si vedono dei miracoli.
— Grazie — ella replicò, stringendo la mano al dottore. E il suo volto aveva l'espressione seria e tranquilla di chi, uscendo da molte incertezze, ha preso un partito decisivo.
XXI.
Da qualche giorno la Gilda aveva cominciato ad alzarsi, e, appoggiata al braccio dello zio, passava lentamente dalla sua camera in salotto, ove sedeva in una poltrona accanto alla finestra. Le Lorati non mancavano mai di venirle a tener compagnia un paio d'ore e le mostravano un'amicizia tanto più calda quanto maggiore era in loro la soddisfazione di veder avvilita quella famosa bellezza. Nell'andarsene esse facevano un'infinità di commenti.