La mamma, la nonna, la signora Dorelli gli furono attorno per quietarlo. — Viene il babbo, or ora.... Sì, bambino, è libero.... Viene con lo zio Gustavo.

— Mi ha sentita sul pianerottolo, — spiegò la cameriera che aveva sul braccio una parte degli indumenti del ragazzo. — È balzato dal letto.... Ha voluto sapere.... La fatica che ho durato a fargli infilar i calzoni!...

— Cattiva mamma, cattiva, — borbottò Carlino, e un lampo d'ira gli passò negli occhi fieri e bellissimi. — M'avevi promesso di avvisarmi subito.... Cattiva!

— Zitto là, — intimò la signora Clara, chiudendogli con una mano la bocca, mentre con l'altra gli ravviava i capelli bruni, folti e ricciuti.

Intanto la Virginia e la Bianca, aiutate dalla Luisa, gli passavano la giacchetta, gli allacciavano i calzoni e le scarpe.

La signora Clara sorrise. — Tutti al servizio di questo gran personaggio.

Seguendo una sua idea fissa, Carlino lasciava fare, divenuto ormai mansueto, almeno nelle apparenze. Però quando la sua toilette fu compiuta si svincolò bruscamente, e col suo piglio imperioso: — Luisa, — disse, — vammi a prendere tosto il cappello.

Fu una meraviglia generale. Il cappello? Perchè?

— Voglio uscire. Voglio andare incontro al babbo.... Luisa, ubbidisci!

— Ts, ts, ts, — fece la nonna. — Guarda chi comanda.... Un ometto alto così!