IV.

Michele Albissola salì portando in collo Carlino che gli si era avviticchiato e non voleva lasciarlo. Soltanto quando fu in salotto, il bimbo consentì a esser deposto per terra. Allora Michele ribaciò la moglie e la suocera, ringraziando quest'ultima d'aver lasciato la campagna per far compagnia alla Virginia in quei giorni critici; strinse cordialmente la mano alla signora Dorelli e ringraziò lei pure dell'amicizia dimostratagli; poi si rivolse con affabilità alla Luisa, a Giovanni, alla cuoca che gli presentavano i loro omaggi. — Grazie, grazie.... Siete sfuggiti alle riduzioni d'organico voi altri.... E la Maria — (era la cuoca) — ha avuto una promozione? E che ce n'è del nostro maestoso Giuseppe?

— È a Torino, dai conti Soana, — disse la cuoca.

— Cospetto! Una casa aristocratica.... E li sapete fare quei pasticcini che faceva lui?

— M'ingegno.

— Brava. Intanto domani vi metto alla prova. Avremo a pranzo il mio avvocato, l'onorevole Maggesi.... E insieme con lui tutti questi signori che vedete qui.

Erano, oltre a quelli di casa, i coniugi Dorelli, Malerotti, Dal Torso e un quarto, l'ingegnere Verganti, ch'era stato anch'egli fra gli accompagnatori di Albissola.

Qualcheduno cercò schermirsi.

— Oh, non accetto scuse, — ribattè Michele. — Ho proprio bisogno di passar un pajo d'ore con le persone che mi si son mantenute fedeli nei tempi tristi.... E sarà un gran piacere anche per la Virginia.... Non è vero?

Il vero era che l'idea di questo banchetto contrastava al programma di economia, di riserbo che la Virginia Albissola avrebbe voluto far adottare a suo marito. Tuttavia, interrogata così a bruciapelo, davanti agl'invitati, alcuni dei quali le erano carissimi, ella dovette dissimulare il suo pensiero. E balbettò: — Sì, certo.... un gran piacere.... per gli amici.... in confidenza.... Pur che l'avvocato Maggesi, che conosco poco, non ci metta in soggezione.