Quel de Giacomi voleva a ogni costo comprometter gli amici. Ma ora si trattava d'un'offerta vaga, lontana, e Bussoli ed io non esitammo a dire: — Sì, sì.

Grazie, no posso, — ripeteva la Zanze. E non le si cavava altro di bocca.

Camminava silenziosa, appoggiandosi all'ombrello, trascinando un po' la gamba sinistra. Io pensavo, guardandola: — Quanti anni avrà questa donna? Ne mostra quaranta, ma non deve averli. Ne avrà trentaquattro o trentacinque. Ne avrà avuti una ventina quando ha lasciato Venezia. Noi, allora, eravamo adolescenti, nell'età in cui l'anima si schiude e i sensi si svegliano e la bellezza femminile è come la rivelazione d'un mondo nuovo. Certo l'avremo incontrata più e più volte sul nostro cammino questa giovinetta alta, snella, dai folti capelli castani, dai grandi occhi neri; l'avremo incontrata, l'avremo urtata col gomito, avremo sentito rimescolarcisi il sangue al fuggitivo contatto; l'avremo forse seguita per qualche passo, ci saremo tirati addosso i suoi frizzi.... Ma ora la donna stanca, perduta, sbalestrata di là dai monti e dai mari, logora dall'inedia e dai vizi, non ci evoca dinanzi nessuna delle antiche visioni; noi non la riconosciamo; ella non riconosce in noi i timidi adolescenti d'un tempo. Strano fenomeno la vita! Ognuno di noi è veramente un solo individuo che percorre l'intervallo tra la culla e la tomba, o siamo formati di tante esistenze che un filo congiunge ma che molte più cose dividono?

Noi sboccammo in una strada assai ampia, ove, appunto per cagion dell'ampiezza, la nebbia sembrava acquistare maggior densità e consistenza. Le case dall'altra parte si discernevano appena in una massa confusa, lungo la quale correva, a una certa altezza, una linea più chiara, d'un chiarore scialbo, fumoso. Erano i candelabri allineati sul marciapiede. Carrozze, omnibus, tram, procedevano lenti e guardinghi nel mezzo, avvertendo i passanti col tintinnio dei campanelli e con lo squillo delle cornette.

L'identica domanda venne sulle labbra di tutti e tre. — Dove siamo?

De Giacomi aggiunse per suo conto una sfilata d'improperi contro il clima di quel p.... paese, e si tirò su fino agli orecchi il bavero del soprabito.

La risposta della Zanze non si fece attendere. Eravamo a una cinquantina di metri dal nostro albergo, e non si doveva neanche traversar la strada per arrivarci. — Ecco, — ella disse, alzando l'ombrello e segnando un punto luminoso nella direzione del marciapiede.

A due passi dal portone da cui usciva un omnibus pieno di viaggiatori e carico dì bauli, ella si fermò per prender commiato.

Profondendoci in ringraziamenti, noi mettemmo contemporaneamente la mano alla borsa. E Giorgio Bussoli, assalito dallo scrupolo di lasciar partire così una femmina galante per brutta e matura che fosse, invitò la Zanze a salir con noi, a bevere insieme una bottiglia di birra.

La donna sorrise. — In sto albergo? Un bel scandalo che daressi!