Questo pareva a Cernieri che la Maria Lisa dicesse, ed egli pensava ch'ella aveva portato con sè nella tomba l'acerbo giudizio, che non avrebbe udite le sue discolpe, nè conosciuta la verità.... È pur triste dover fermar la mente sull'idea dell'irrevocabile, dover crucciarsi di torti che non si possono riparare, di malintesi che non si possono togliere.

Ma la lettera che il grave professore seguitava a tener spiegata davanti a sè non lo avvertiva soltanto che Maria Lisa era morta reputandolo peggiore di quello ch'egli non fosse; essa gli ricordava, quasi per irriderlo, che nella sua vita c'era stato un minuto di poesia, d'abbandono, d'amore, e che quel minuto era rimasto infecondo. Mai più, mai più egli avrebbe trovato un minuto simile; mai più il suo cuore avrebbe palpitato per una donna; mai più dalla sua penna sarebbe sgorgata una prosa, che a noi può sembrar fredda e convenzionale, ma che a lui sembrava riboccante di calore e d'affetto.

Ed egli chiedeva a sè stesso: — Se la lettera fosse partita? Se fosse arrivata alla sua destinazione? Se Maria Lisa avesse risposto: — Intendo ciò che tu accenni, ti ringrazio, ti amo, consento a esser tua. Vieni. —? Certo egli non avrebbe, almeno allora, intrapreso il suo gran viaggio fuori d'Europa; non avrebbe percorso l'Egitto e l'Assiria, nè decifrato i geroglifici, nè interpretato il linguaggio delle rovine; forse gli sarebbero sopraggiunti i figliuoli; forse le cure domestiche avrebbero inceppata la sua attività; la sua fama sarebbe stata ritardata, non sarebbero piovuti così abbondanti sul suo capo gli onori e sul suo petto le decorazioni; forse egli non avrebbe fatta la sua luminosa scoperta intorno alle radici finniche; forse altri occuperebbe oggi il suo posto sul vertice della piramide scientifica, accanto al celebre Löwenstein dell'Università di Upsala.

Sì, tutto ciò sarebbe potuto accadere, e un uomo come il professore Attilio Cernieri doveva rallegrarsi che ciò non fosse accaduto.... E pure.... e pure un dubbio insistente, affannoso gl'impediva di quietar l'animo in questa consolante filosofia. Non sarebbe stato meglio sacrificar un poco di gloria per aver un poco d'amore?

Il professor Cernieri non ebbe il coraggio di lacerare, di distrugger la lettera; la ripose nella scrivania, richiamò il servo Pomponio e gli ordinò di ripigliare il lavoro interrotto. Ma la sera, nel suo studio, lo vinse di nuovo la tentazione di riveder que' suoi caratteri di vent'anni addietro, e ormai non passa giorno, si può dire, ch'egli non tiri fuori dalla busta il piccolo foglio sgualcito e non lo scorra con l'occhio. Indi ne guarda la sopraccarta, ne guarda il francobollo su cui la posta non impresse alcun segno, e ripete fra sè la domanda: — Se la lettera fosse partita?

LE CONFIDENZE DEL DIRETTORE

— Ebbene — disse la signora Rosa, una donnetta svelta ed arzilla nonostante i suoi cinquantacinqu'anni; — se gli altri non si muovono, verrà la Tilde a fare una passeggiata con me.

La Tilde, ch'era una zitellona piatta davanti e di dietro, spalancò una bocca immensa con troppe gengive e troppo pochi denti, e avvicinandosi con passo saltellante a' suoi rispettabili genitori, rispose:

— Volentieri, se il babbo e la mamma non hanno nulla in contrario.

— Va pure, tesoro — disse il signor Nestore Ariani, impiegato al registro e bollo.