— C'è il diavolo, — ripetè la serva. — E son parecchi anni che c'è.
— Finiamola! — disse don Prospero nella vaga apprensione di sentir accusar il suo penitente Dorini. E soggiunse ironico: — Son parecchi anni che c'è, e aspettate adesso ad avvisarmene?
Con l'ostinazione delle sue pari, la femmina riprese: — Finchè il Mago se lo teneva con sè la notte, fin che lavoravano insieme, non dava disturbo a nessuno, e forse la farmacia andava meglio. Ora il Mago è rientrato in grazia di Dio e quello si sbizzarrisce a spese dei cristiani.
Il parroco era in preda a un indistinto malessere. Quello? chi era quello? Chi era il misterioso collaboratore di Dorini?
— Alle corte, spiegatevi. Chi è questo signor diavolo?
— Come non se lo immagina? È il gatto Masaniello che anche questa notte è venuto nel nostro orto a rubare una gallina.
Don Prospero avrebbe voluto ridere, ma non poteva. Senza dubbio erano minchionerie; nondimeno egli si ricordava di certe storie udite nell'infanzia, secondo le quali il demonio non isdegnava di vestir la forma di qualche animale domestico per sorprendere la buona fede delle famiglie.
— Provi a esorcizzarlo, — suggerì la Cesira.
— Un gatto?
La serva si meravigliò dell'obbiezione. Nel suo villaggio, da bimba, ell'aveva visto esorcizzare una capra.