— Chi? — ripetè la madre côlta da un incomprensibile sgomento. E con un moto istintivo afferrò il braccio di Valentina.

La fanciulla tentò svincolarsi. — Lasciami, lasciami. È il nonno con la bella signora.... Li saluto.

Ma la mano di Lidia chiuse come in una morsa d'acciaio il braccio della figliuola, e bruscamente la trascinò fuori delle Procuratìe, in mezzo alla Piazza.

— No, non devi salutar nessuno, — intimò Lidia con voce dura, imperiosa.

Anch'ella li aveva visti, dietro la vetrina del gioielliere, lo zio Ernesto e la Natalìa Morini, li aveva visti curvi sul banco, intenti a esaminare i gingilli che il negoziante sciorinava sotto i loro occhi, li aveva visti e aveva sentito rimescolarsi il sangue nelle vene. Come? Nel giorno stesso in cui la sua ignobile tresca era scoperta, in cui pendeva sul suo capo l'onta d'una rivelazione, quella donna impudente osava mostrarsi in Piazza San Marco, da un gioielliere, ed Ernesto Landi, il parente a cui Lidia aveva affidato la propria causa, Ernesto Landi osava condurvela, osava offrirle forse un braccialetto, un anello, un fermaglio, un monile? Così egli prendeva le parti della nipote offesa, tradita!... O che femmina era mai quella? Che strana potenza si sprigionava da lei perchè gli uomini tutti, anche i vecchi, immemori della loro dignità, dovessero caderle ai piedi?

Intanto Valentina che, a quei modi insoliti della madre, era rimasta senza fiato e senza parola, passato il primo momento di stupore, si mise a piangere.

— Mamma cattiva! — ella singhiozzò toccandosi il braccio dolente della stretta brutale.

Lidia si chinò a baciarla. — T'ho fatto male, caro tesoro?... Non è niente.... Perdona.... È che non volevo.... Tu non puoi capire adesso.... Cammina, cammina, andiamo al vaporetto.

Aveva ripreso per mano la figliuola, e procedeva innanzi spedita, guardandosi attorno inquieta come se un gran pericolo la minacciasse.

Impacciata dal cerchio che si tirava dietro, Valentina la seguiva a fatica, piagnucolando.