— Dàllo a me il cerchio, — ordinò la madre.

La voce di lei s'era fatta dura, imperiosa un'altra volta.

La bimba ubbidì, ma continuava a lamentarsi sommessamente.

Traversarono in un lampo la Piazza, uscirono dall'angolo delle Procuratìe Nuove, svoltarono per la Calle Vallaresso. Il vaporino, diretto ai Giardini, approdava al pontile in capo alla calle.

— Lesta, lesta, — disse Lidia.

Arrivarono trafelate quando il battello era lì lì per partire. Allora Lidia prese Valentina sulle ginocchia, le rasciugò con la pezzuola gli occhi lacrimosi, le rasciugò le tempie, le guancie molli di sudore, le ravviò i capelli scompigliati e il fisciù di traverso, la coperse di carezze.

A poco a poco Valentina si rinfrancava, sorrideva in mezzo alle lacrime. E fattasi ardita chiese: — Perchè non mi hai permesso di salutare il nonno?

Lidia si rannuvolò, mise la mano sulla bocca della figliuola. — Non tornar da capo.

— Perchè? — ripigliò la fanciulla con l'ostinazione propria della sua età.

— Il nonno non era solo, — rispose brevemente la madre.