Per l'ultima volta (egli sapeva bene ch'era per l'ultima volta) il Poeta disse addio alla capanna ch'era stata la muta confidente delle sue pene, e s'avviò a bassa fronte dove lo chiamava quella luce sinistra. Ma non aveva fatto cento passi che, alla svolta d'un sentiero, gli si levò incontro un'ombra tutta bianca.

— Arresta. Ove vai?

Egli trasalì.

— Ancora tu, Risorta?

— Io stessa.... Oggi non puoi, non devi respingermi.

— Ma che cosa desideri?

— Fuggire, fuggire insieme.... La città è in fiamme.... L'Isola è tutta quanta una bolgia infernale.

— Ebbene, Risorta, salvati tu.... Nasconditi nella mia capanna fin che il turbine infuria.... Io sono un uomo.... io non ho il diritto di abbandonare oggi quelli che mi furono cari, quelli che in altri tempi credettero in me.... Lascia ch'io mi mescoli a loro, ch'io tenti ridurli a più miti consigli.

— Fanciullo!... Ma tu non sai, tu non immagini!...

E con le pupille dilatate dal terrore, Risorta narrò al suo Poeta le scene ond'era stata testimone, gli dipinse l'abbrutimento della popolazione, gli tolse ogni speranza di farsi ascoltare, di farsi intendere da quella massa confusa che non aveva nulla di umano.... Vistolo turbato dalle sue parole, ella ripetè, fissandogli in volto i grandi occhi affascinatori: