— Fuggiamo, fuggiamo!
Egli atteggiò le labbra a un amaro sorriso.
— Tu vuoi vivere, tu vuoi amare, e cerchi me per compagno!
— Voglio morire! — ella proruppe con enfasi. — E per questo ti cerco!... Sono stanca, o mio Poeta, ho vuotato sino alla feccia il calice dell'amore, e una sola dolcezza me n'è rimasta, la memoria degli anni trascorsi al tuo fianco.
Si coperse il viso con le mani e borbottò fra i denti: — Dopo non ebbi che miserie e vergogne.
Una folata d'aria calda li involse, la nuvola rossa s'allargava sul loro capo.
— Fuggiamo, fuggiamo! — insistè affannosamente Risorta. E disse com'ell'avesse tutto approntato per questa fuga, come un leggero canotto li attendesse in un'insenatura della spiaggia, come in quel canotto sarebbero montati loro due soli, e sarebbero andati lontano lontano, di là dalla linea fatale.
— Vieni dunque.... vieni!... Di là c'è la liberazione, c'è la morte.... Di qua c'è l'inferno, c'è la follìa.
Egli non si oppose più; la seguì. Lasciarono da parte il villaggio, disertato da' suoi abitanti; la miniera, muta come una tomba; scesero nella valle, salirono un altro monte che si calava quasi a piombo sul mare. Risorta disse:
— Laggiù in fondo è la nostra barca!