Richiamò la figliuola e prese il primo vaporetto che partiva nella direzione del Canalazzo; sarebbe scesa alla stazione di Sant'Angelo ch'era per lei la più comoda. Il vapore, quasi vuoto in principio, si riempì a mano a mano durante la corsa; anzi a Calle Vallaresso s'imbarcarono alcuni conoscenti coi quali convenne pure scambiar strette di mano e saluti: una signora Spedara, piccola, inframmettente, che domandò almeno cinque volte: — È sempre stata bene, signora Fìdoli? —, un'altra con la figliuola, condiscepola di Valentina, che attaccò subito l'argomento delle troppe lezioni; un amico di Carlo che tanto per dir qualche cosa chiese a Lidia ciò che sapeva perfettamente: — L'avvocato è già partito per Roma?

A Lidia non parve vero di scendere a Sant'Angelo e di liberarsi dai seccatori.

Salendo le scale di casa sua ella interrogò la cameriera. — C'è lo zio?

— Nossignora.

— E non è mica stato in questo frattempo?

— Nossignora: da quando è uscito verso il tocco non s'è più visto.

— E non è venuto nessun altro?... Non è venuto niente?

— È arrivato un pacco postale multato.... Pare che ci sia dentro una lettera.

— Ah, della mamma, — disse subito Lidia. Era una fissazione della sua mamma quella di metter le lettere nei pacchi postali. Ogni anno si dovevan pagare per causa sua parecchie di queste multe.

— Il fattorino ripasserà domani a riscuotere il danaro, — soggiunse la cameriera. — Intanto ha lasciato il pacco.