— Dov'è?
— In salotto da pranzo.... È una scatola di fiori.
Valentina, ch'era stata con tanto d'orecchi tesi sperando che il pacco della nonna contenesse un regalo per lei, al sentir che si trattava di fiori fece una spallucciata e tirò per la manica l'Erminia, la cameriera, affinchè ammirasse il nuovo cerchio.
— Va, va con l'Erminia, — ordinò Lidia alla figliuola. — Va a lavarti le mani, a mutarti il vestito. — Indi, a una muta interrogazione della donna di servizio, rispose: — Io non ho bisogno di nulla.... Ah sì.... porta di là il mio cappello. Se lo levò di testa e glielo diede.
— Venga, signorina, mi farà vedere il cerchio, — disse la cameriera. — Com'è grande!
— È più grande di quello della Bertocci, — affermò Valentina con aria convinta, lasciandosi condur via dall'Erminia.
Lidia entrò in salotto da pranzo ove dalla scatola semiaperta usciva un acuto profumo di rose. Erano belle le rose, di tutte le specie e di tutte le tinte; ma tra pel viaggio, tra per le manomissioni degl'impiegati postali, erano anche, a eccezione di poche, avvizzite e sfogliate. In mezzo ai petali sparsi, in mezzo agli steli infranti la lettera incriminata odorava essa pur come un flore. Lidia ne ruppe la busta. — “Fin da domenica siamo a San Vigilio, sul nostro Garda, — scriveva la madre, — ove fa meno caldo che a Verona e ove abbiamo trovato una magnifica fioritura di rose. Ti spedisco le più belle; ma in quale stato ti arriveranno?... Che peccato che non siate qui a coglierle, tu e Valentina! Come siamo soli, e con che impazienza contiamo i mesi, le settimane, i giorni che mancano al settembre quando finalmente verrete! Circa al venir noi per i bagni, non ci vedo chiaro. Il tuo papà si move sempre meno volentieri, dice che la vita di Venezia l'estate lo affatica.... Oh Lidia mia, che brutta cosa invecchiare!... Ma non metterti in apprensione; finora, anche invecchiando, il tuo babbo ed io stiamo bene.... Quello che temo non possa durare fino al settembre è il povero Lampo, l'antico e vispo compagno delle tue passeggiate.... Ha dato un crollo negli ultimi mesi! Si trascina a stento, ha la tosse, è pieno d'acciacchi; forse sarebbe opera di carità l'accorciargli le pene, ma non ce ne sentiamo il coraggio; vogliamo ch'egli muoia della sua buona morte.... Abbiamo ragione, non è vero?... Povera bestia! Come ti ricorda! Basta dirgli: dov'è Lidia? perch'egli si scuota, alzi il muso e dimeni la coda e risponda con un mugolìo sommesso che par quasi significare: Perchè mi lusingate invano?... È una giornata senza sole, e forse per questo la mia lettera ha un'intonazione grigia.... Smettiamo.
“Il babbo abbraccia teneramente te e Valentina. Io vi mando mille e mille baci. Salutami tuo marito, scrivi presto e credimi
la tua aff.ma mamma.„
Gli occhi di Lidia s'erano empiti di lacrime. Sui sentimenti confusi destati in lei dal dramma domestico in cui minacciavano di naufragare la sua felicità e la sua pace, sul dolore, sulla gelosia, sulla collera, s'innestavano altri sentimenti pieni di paurosa ansietà e d'ineffabile malinconia. Ella correva col pensiero ai suoi vecchi così soli, così abbandonati, con la fronte già curva, coi capelli già bianchi, trascinanti il piede lungo i sentieri del bel giardino invano rifiorente per loro, o, nel vespero silenzioso, affacciati al parapetto del terrazzo che dava sul lago, mentre qualche vela sfiorava la superficie increspata dell'acqua e il vapore da Peschiera o da Riva lasciava dietro di sè una striscia sottile di fumo, e il sole scendeva laggiù verso Desenzano. Nè, per quanto facesse, Lidia riusciva a scacciar da sè l'immagine del povero Lampo quale la lettera glielo aveva dipinto; affranto, malato, decrepito, uscente dal suo torpore solo in udire il nome di lei. Temo non possa durare fino al settembre — le scriveva la madre; e l'idea di non vederlo più, di non accarezzarlo ancora una volta la crucciava come un rimorso. Ma, nella eccitazione de' suoi nervi, prima che di questo, ella si chiamava in colpa d'aver lasciato la casa paterna, e sciocche e colpevoli chiamava tutte le fanciulle che un vano miraggio d'amore o un più vano desiderio di novità strappa al nido domestico, ov'è sbocciata la loro anima, ove non è cosa che non sia in intima comunione di spirito con loro.