Alla voce di Valentina che rideva nell'altra stanza con la cameriera, Lidia si scosse, si rasciugò in fretta gli occhi, dispose con le sue mani in una coppa di cristallo le rose meglio conservate, e la coppa posò delicatamente, perchè l'acqua non traboccasse dagli orli, sulla tavola apparecchiata.
Valentina irruppe nel salotto da pranzo. — Oh le belle rose!... Son quelle che ha mandate la nonna?
— Sì.
— Ma ce ne son dell'altre nella scatola.... E anche qui sul tavolino.
— Non vedi che sono tutte sfogliate?... Anzi di' all'Erminia che venga a prender la scatola.
— Or ora. Ma le foglie le raccolgo io. Voglio far l'acqua di rose.
Lidia si strinse nelle spalle. — Bada alle spine.
L'avvertimento era opportuno ma giunse tardi, perchè Valentina s'era già punta un dito e strillava, più che pel dolore, per la vista del sangue.
La madre accorse. — Te l'avevo detto!... Che bimba!... Non istà mai ferma.... Dio!... Anche questa ci voleva oggi!
Ed esaminava la piccola ferita, e succhiava il sangue, e diceva a Valentina carezzandola: — Non è nulla, non è nulla. Sii buona.