— Penserà al discorso di Stoccolma, — diceva qualcuno.
— O dibatterà fra sè un punto controverso di storia. Si sa che la storia è un continuo fare e disfare.
A nessuno veniva in mente ch'egli fosse angustiato da' suoi casi domestici. Undici o dodici anni addietro il suo matrimonio era stato discusso, commentato, censurato anche; più tardi eran corse delle chiacchiere circa alla supposta relazione di Lucilla col capitano Bagnasco e i maligni avevano detto: — Il professore doveva aspettarselo. — Ma eran cose vecchie. Ben altri scandali eran successi poi nella buona società, ben altri fatterelli di cronaca avevan divertito la piazza. Chi si occupava ormai delle galanterie della signora Bertalia con l'ufficiale lontano e dimenticato? Ella seguitava ad essere una donnina in voga, e il tempo cresceva, anzichè diminuire, le grazie della sua persona, cresceva, anzichè diminuire, lo squilibrio fra lei e il marito; ma ora la sua condotta era irreprensibile, e per quanto si stesse in vedetta, non si riusciva a scoprirle nessun nuovo amante.... In complesso, Bertalia era giudicato un uomo degno d'invidia. Era celebre, era ricco, aveva una moglie, certo più rispettabile, nonostante il fallo presunto, di molte men belle e men giovani, aveva un figliuolo indubbiamente suo (bastava guardarlo) che gli empiva d'allegrezza la casa; o che poteva dunque mancargli?
E, in verità, quella mattina mentr'egli ritoccava il suo discorso, e pregustava le accoglienze lusinghiere di Stoccolma, e scherzava amorevolmente con Gino, egli era ben lungi dal commiserare la propria sorte. L'apparir di Lucilla, nel pieno fulgore della sua fresca bellezza, aveva bensì ridestate in lui le inquietudini del passato, le trepidazioni dell'avvenire; ma non per questo egli avrebbe osato dirsi infelice.
E adesso, all'intervallo di poche ore, non la felicità soltanto ma la pace domestica gli pareva irrevocabilmente distrutta. Strana ironia del destino! La catastrofe (tale sembrava alla fantasia eccitata di Corrado Bertalia) avveniva cinque anni dopo che Bagnasco era partito, avveniva oggi appunto che Bagnasco era morto! Un piccolo foglio listato di nero aveva una potenza dissolvitrice che l'uomo, vivo e presente, non aveva avuto!
Non una parola acerba era corsa fra il professore e Lucilla; eppure egli sentiva che s'era levata fra loro una barriera improvvisa, e che di minuto in minuto quella barriera si faceva più alta ed impenetrabile. E, per peggio, il suo Gino adorato, la sua gioia, la sua speranza, il suo orgoglio, non esitava a parteggiare per la madre, e già gli si leggeva in volto la muta condanna del rigore paterno. Chi sa che cosa Lucilla gli aveva detto, chi sa che confidenze monche, bugiarde gli aveva fatto! Nel segreto della sua camera ov'ella non dormiva no, ma piangeva il suo drudo, forse, dinanzi al figliuolo, ella s'atteggiava a vittima, ella chiamava spietato il marito che la costringeva ad ornarsi per una festa il giorno in cui era giunto l'annunzio di morte d'un amico buono, disinteressato, fedele. E che armi aveva egli, Bertalia, contro queste perfidie femminine? Poteva egli dire a Gino: — Tua madre mente. Colui non era un amico, era uno di quelli che portano la rovina nelle famiglie!... — E se Gino chiedeva: — In qual modo?
Ah Lucilla, Lucilla! Non le bastava il resto; anche alienargli l'animo del figliuolo ella voleva, voleva far di lui, del suo sposo, un estraneo nella casa! La nuova offesa era maggior dell'antica e la donna che gliela infliggeva non meritava nessuna pietà.
Ingannato dal sole sempre alto sull'orizzonte in quella luminosa giornata di giugno, Corrado Bertalia seguitava a camminare, senza curarsi dell'ora. I rintocchi d'un orologio lo scossero. Uno, due, tre.... egli contò fino a sei.... Erano effettivamente le sei, ed egli non aveva tempo da perdere se doveva pranzare, e chiuder le valigie, e abbigliarsi, e aspettar che sua moglie fosse abbigliata pel ballo dei Filiberti, ove non sarebbe stato conveniente andar troppo tardi, tanto più non potendoci rimanere sino alla fine.
Nel rifar frettolosamente la via percorsa egli pensava: — Tre o quattr'ore sole ci tratterremo alla festa, ma come le parranno lunghe!... E poi?... E poi la carrozza chiusa ci riporterà a casa nella pallida luce dell'alba; muti ed ostili, contraffatti dalla stanchezza, dal dolore, dall'odio; ci ritireremo nelle nostre camere ai due angoli dell'appartamento; forse domattina non la vedrò, forse non la vedrò che al mio ritorno dal Congresso.... E come la vedrò allora? Domata, contrita, anelante a riconquistare il suo posto nel mio affetto e nella mia stima? O sfinge silenziosa, grave di pericoli e di minacce? O aperta ribelle, impaziente di vendicarsi alla sua volta dell'oltraggio sofferto?... E Gino?
Ma un altro quesito s'affacciava alla mente del professore. Se la ribellione cominciasse subito? Se quella sera stessa Lucilla gli dichiarasse: — La tua imposizione è iniqua. Io non vengo dai Filiberti? — S'acconcierebbe egli al rifiuto? O inizierebbe, alla vigilia del suo viaggio, una lotta di cui non si sapeva come sarebbe andata a finire? E una volta successo lo scandalo, che si sarebbe detto di chi l'aveva provocato? Come? Le collere di questo marito ci mettono cinqu'anni a maturare e scoppiano solo quando il nemico sparisce?