— Senti, Lucilla, ci tieni proprio ad andare a quel ballo?
Le guancie smorte di lei si tinsero d'un lieve incarnato. Ma sulle prime ella temette d'un'insidia.
— Io?... No.... M'è indifferente....
— Perchè, — continuò il professore, — in quanto a me preferirei di prendere il diretto di questa sera alle undici.
— Vuoi partire questa sera? — chiese Lucilla, ancora incerta sul significato della repentina risoluzione di suo marito.
— Guadagno circa dodici ore, — egli rispose, — e passo più volentieri la notte in ferrovia, dove dormo benissimo, che in una festa da ballo ove mi trascino come un'anima in pena.
La sua voce calma, la sua fisonomia grave ma composta dissipò le inquietudini di Lucilla. A poco a poco la invadeva un sentimento di tenerezza, di riconoscenza verso l'uomo che aveva misericordia di lei e che rinunziava al piacere della vendetta per risparmiarle un atroce supplizio.
Le venne uno scrupolo.
— E i Filiberti?
— Oh, si manda un biglietto.... C'è da scrivere?