— Non so.... Forse molto, forse poco.... Scriverò da San Vigilio.... Spicciati, fa questo bagaglio.

— Non vuol che la pettini prima?... Non vuol che svegli la signorina?

— Oh per la signorina c'è tempo.... la sveglierò io.... In quanto al pettinarmi, tant'è sbrigarsi addirittura.... Ma presto, mi raccomando.

E sedette nell'abbigliatoio, davanti allo specchio, sciogliendo i capelli folti, ondulati, d'un bel castano scuro e lucente ch'erano stati il suo orgoglio.

— Presto, presto.

— Ma se non ha pazienza — diceva l'Erminia — le strappo i capelli.... E sarebbe peccato.

Lidia tentennò la testa e un sorriso amaro le sfiorò le labbra. Quei capelli bruni che le scendevano giù in doppia lista lungo le guancie livide e smunte le facevano l'effetto d'una triste cornice a un'immagine ancora più triste. Vide, in un'apparizione fuggevole, la chioma nera di Natalìa profusa sulle spalle opime e sul seno procace; vide in mezzo a quell'onda fluente i grandi occhi pieni di lampi e le rosee labbra piene di fascini, e sentì la vanità della lotta.

— Presto, presto.

Si appuntò da sè le ultime forcine e licenziò la cameriera. — Attendi al bagaglio, e disponi perchè sia pronto il caffè e latte.... E che verso le otto ci sia una gondola alla riva.

Lidia guardò l'orologio e stette un momento perplessa. Doveva chiamar Valentina, o, piuttosto, mentre la bimba dormiva ancora, doveva passar nel salotto da lavoro e finir la lettera per Vittorio Morini? Finir la lettera? Era dunque decisa? Avrebbe dunque rimesso a Morini il biglietto di Natalìa? Era decisa?