Era l'ambizione di Valentina di lavarsi e vestirsi tutta quanta da sè, senz'aiuti.... Per spogliarsi la sera, era un altro affare. Allora ordinariamente cascava dal sonno.
— Non ti guardo, no, non ti tocco.
Grave, taciturna, chiusa nella camicia da notte ch'ella si teneva stretta sul petto, trascinando i piedini scalzi nelle pantofole troppo grandi, Valentina passò nel camerino da bagno. No, quel viaggio improvviso non la persuadeva. Da ieri in poi accadevano cose ch'ella non capiva, che le si volevano nascondere.... E non erano cose liete.... Bastava veder la sua mamma.
Nuda, sotto la doccia, Valentina piangeva, e le sue lacrime si mescevano all'acqua che le pioveva dall'alto sulla nuca e sul dorso.
E di nuovo Lidia s'avviava al suo salottino da lavoro quando l'Erminia, ch'entrava in camera coi vestiti spolverati della padroncina, l'avvertì che c'era fuori suo zio e che desiderava parlarle.
Lidia s'imporporò in viso. Non l'aveva ella messo alla porta? Come osava ripresentarsele?
— Non ho tempo; — ella rispose. — Digli che non ho tempo.... che sto per partire....
— Appunto per questo, — replicò l'Erminia. — È rimasto così male sentendo che parte.
— Fa la mia ambasciata e risparmia i commenti; — intimò la signora.
L'Erminia ubbidì, ma non tardò a ricomparire.