— Scusi.... io non ne ho colpa.... il signor Ernesto ha insistito tanto.... La prega, la supplica di riceverlo per un minuto.... Non so che cosa abbia.... So che fa pietà.... Pare invecchiato di diec'anni da ieri.
— Insomma.... — principiò Lidia. Ma si pentì a mezzo. Non poteva far licenziar dalla cameriera, quasi fosse un intruso, lo zio di suo marito, lo zio Ernesto, quegli che la servitù vedeva continuamente andar e venire come uno di casa. — Dov'è? — ella chiese.
— È in sala.
— Ebbene, accompagnalo nello studio del padrone.... già fino alle nove non c'è nessuno.... e che mi aspetti.... Tu poi torna subito di qua e bada a Valentina.... Non le dire che c'è lo zio, non voglio che si trovino insieme.... Ricordatene.
Ed ecco che Lidia era ancora davanti al suo tavolino, decisa a non abboccarsi con lo zio Ernesto senz'aver prima preso una risoluzione irrevocabile circa alla lettera di Natalìa. Annunziare il fatto compiuto era il miglior modo di troncare un colloquio che le ripugnava.
Spiegazzata, sgualcita, la lettera di Natalìa era sotto i suoi occhi, accanto a quella incominciata per Morini. “Signore. La lettera che le inchiudo non era destinata nè a Lei nè a me, ecc., ecc.„
Ora ella s'accorgeva che le righe scritte non avevano bisogno di nessuna illustrazione, e che non vi mancava se non la sua firma. Perchè esitava? Perchè a rilegger le sue parole, pur così semplici, così vere, e in apparenza così calme, ella provava un amaro disgusto di sè, sentiva una voce intima della coscienza che le ripeteva: È male, è male?
E il tempo stringeva, e Valentina poteva da un momento all'altro irrompere nella stanza, tempestarla di domande, chiederle s'ella scriveva al babbo. Non le aveva già chiesto se il babbo sapeva della loro partenza?
Valentina aveva ragione; il babbo doveva sapere. Cedendo a un'ispirazione subitanea, Lidia stracciò in minutissimi pezzi il foglio ove aveva tracciato le linee accusatrici, prese un cartoncino da corrispondenza e vi scrisse con rapidità febbrile:
“Carlo. — Hai dimenticato nel tuo studio un biglietto che compromette qualcheduno. Te lo spedisco, avvertendoti ch'era aperto e l'ho letto.