— Albissola no sicuramente.
— Anche Albissola.
— S'è lui che teneva tutti i fili in mano?
— Non importa.... Scommettiamo.
— Assolto? Albissola? È impossibile....
— Eh lo so.... A dirlo undici mesi fa c'era da farsi lapidare.... Basta, di qui a poco si vedrà chi ha ragione.
Quando il campanello annunziò che i giurati stavano per rientrare nell'aula gli orologi suonavano le dieci.
II.
Già da più ore Virginia Albissola aspettava il verdetto che doveva decider della sorte di suo marito. Alle sei, dopo che suo cognato era venuto a dirle che secondo ogni probabilità le cose avrebbero tirato in lungo, ell'aveva, come il solito, mandato a Michele il desinare in prigione; indi, cedendo alle istanze di sua madre e d'un'amica d'infanzia che le tenevano compagnia, s'era indotta a sedere a tavola, ma non aveva preso che poche cucchiaiate di brodo. Adesso era ancora nel salotto da pranzo con la faccia tra le mani, coi gomiti sulla tavola sparecchiata; immobile quasi, se, ogni tanto, la sua persona non avesse come vibrato per un fremito che le correva tutte le membra.
La madre e l'amica avevano tentato più volte di scuoterla, d'intavolare una conversazione purchessia; visti riuscire inutili i loro sforzi, tacevano anch'esse, scambiandosi, di tratto in tratto, un'occhiata, o sfogliando macchinalmente una gazzetta, o regolando il lume a carcel che andava soggetto ad ecclissi parziali.