—Uno scandalo?
—E sia pure.
—Fa quello che ti piace…. Io non ricevo intimazioni….
Il tuono freddo con cui furono proferite queste parole fece impallidire Roberto. Lucilla parve un momento pentirsene, e col piglio carezzevole ch'era una tra le sue maggiori seduzioni, soggiunse:—Sei un fanciullo.
Egli non le rispose, ma le porse il braccio in silenzio, e l'accompagnò nella sala, ove la padrona di casa l'accolse con un oh prolungato, e ove il marchesino Moschi s'affrettò a venire a reclamare il suo giro di polka.
La giovinetta ebbe un istante di esitazione, guardò Roberto, ch'era serio, impassibile; poi si lasciò condur via dal suo ballerino.
—Ecco Fausto e Margherita—dicevano gli spettatori ammirando la elegantissima coppia.
Lucilla fu più volte sul punto di annunziare al suo cavaliere che non avrebbe potuto ballare con lui il cotillon perchè si sarebbe assentata prima da casa Osnaldi. Ma le si affacciavano difficoltà insuperabili; le avrebbero chiesto il motivo di questa sua partenza, la signora Elvira avrebbe giudicato in lei una scortesia il privar la festa del suo più bell'ornamento, sua madre stessa, quantunque sempre disposta a far a modo suo, non si sarebbe mossa senza infastidirla con una infinità di domande. La verità si era che i trionfi di quella sera l'inebbriavano, e ch'ella non aveva voglia di rinunciarvi così presto.
Inoltre, perchè non doveva avere anche ella la sua dignità, come Roberto, che ne discorreva a ogni piè sospinto? Che figura avrebbe fatto cedendo? Ma s'egli avesse avuto davvero l'intenzione di provocare il marchesino? Lucilla si sforzava di persuadersi che gli umori di Roberto sarebbero sbolliti naturalmente, che sarebbero stati lampi senza tuoni. E poi, chi può dire che nel suo cervellino leggero ella non si sentisse lusingata dall'idea di far nascere un duello per cagion sua? Già ella vedeva dalle cronache dei giornali che i duelli si risolvono in graffiature.