Egli sorrise,—No, Maria, ha di bello anche l'amore… Vuoi che lo dica ad alta voce?

—Oh no, mi basta che tu lo pensi.

Nè ormai Maria può dubitar più che Roberto lo pensi davvero. I due giovani vivono felici in una piccola e linda casetta posta sulla cima d'un colle che domina altri poggi minori e consente di abbracciar con lo sguardo un'ampia distesa di valli. Al di là dei poggi, al di là della pianura, quando l'aria è limpida, l'occhio si spinge fino all'Adriatico e, ajutato dal cannocchiale, discerne le candide vele dei bastimenti e la striscia di fumo che i piroscafi lasciano dietro di sè. Dalla parte opposta, verso Occidente, sorgono erti e severi i monti dell'Appennino.

La miniera ha sempre i suoi rischi e le sue tribolazioni. La natura è spesso ribelle, gli uomini son rozzi e violenti, pronti alle minaccie, pronti alle offese. Ma l'ingegnere Arconti continua a esercitar sulle cose e sugli uomini quell'impero che un forte ingegno, una volontà risoluta, e un rigido senso della giustizia sogliono dare a chi li possiede. Maria è a Rignano quel ch'era a Valduria, l'angiolo tutelare dei deboli e degli afflitti. Quante collere ella riesce a disarmare con la sua parola, su quante piaghe ella sparge un balsamo col suo sorriso!

Quand'è sola, ella ha le sue ore angosciose, in cui la mente le si popola di tristi memorie e di tristi presagi. Però l'arrivo di Roberto basta a dissipare le nuvole che le si sono addensate sulla fronte, e, allorchè nella sera, spicciate l'ultime faccende, egli viene a sedersi vicino a lei nella cameretta ov'ella lavora, ella sente che non cambierebbe il suo stato con una regina.

Di quella cameretta i due sposi hanno fatto un nido tranquillo, ove non giungono le cure della giornata. Prima d'entrarvi, Roberto lascia i suoi vestiti da minatore; se i lavoranti vengono a cercarlo mentr'egli è là, essi devono fermarsi sulla soglia. Tutto il resto della casa tradisce le occupazioni del padrone; quello stanzino potrebbe far credere di trovarsi, in una città, presso qualche famiglia borghese. Maria vi ha collocato le migliori suppellettili, i libri di Roberto, l'album di fotografie, l'elegante servizio da thè che M.^r Black ha spedito da Londra, i gingilli che la signora Federica ha mandato in dono da Milano.

E quasi ogni sera Maria prepara il thè con le sue mani, e Roberto si mette a sfogliare uno dei volumi che gli ricordano la sua prima giovinezza, e legge ad alta voce qualche poesia d'uno o d'altro autore favorito. Passandogli un braccio intorno al collo, Maria sta intenta ad ascoltarlo, e le sue guancie s'imporporano, e i suoi occhi s'illuminano, e l'espressione del suo viso mostra chiaramente che non le sfugge nulla di ciò ch'è bello, di ciò ch'è nobile, di ciò ch'è gentile.

—Come volan via presto queste ore!—ella esclama talvolta. E soggiunge maliziosamente:—Eppure non son ore di lotta!

—No, son ore di pace, rese più care dalle ore tempestose che le han precedute. Credi forse che le gusteremmo così senza le fatiche e le inquietudini della giornata?

—Già, tu vuoi aver sempre ragione—dice Maria, sorridendo. Indi a voce più bassa:—E di lui ci sarà proprio bisogno di farne un minatore?