—Ma dev'essere una gran vita di privazioni la vita di miniera….

—Ho meno bisogni che tu non creda.

Leoni non seppe trattenersi dal guardarlo con una certa maraviglia.

—Oh!—disse Roberto—tu non puoi capacitarti…. Guardi alla mia toilette accurata, alla mia aria da zerbinotto…. È vero, nei primi giorni del mio dolore non pensai a mutar sarto pel mio abbigliamento di lutto; è vero, ho ancora l'apparenza elegante…. Non si può cambiar natura in ventiquattr'ore…. Aspetta un poco, e vedrai…. Intanto non ti sei accorto che non fumo più d'un sigaro al giorno?

—Pazzie!

—Non sono pazzie…. Ne fumavo sei o sette…. È un risparmio da non disprezzarsi…. Se poi fossi nelle miniere, capisci che, per amore o per forza, bisognerebbe romperla con le vecchie abitudini…. È per questo, vedi, che quasi quasi m'innamoro d'un impiego che mi strappi per qualche anno alla vita cittadina.

Leoni chinò il capo in silenzio.

—Del resto—soggiunse Roberto—val proprio la spesa di discorrere della mia partenza per la miniera…. Vedrai che è un'altra lettera sprecata…. C'è una iettatura per me.

VII.

Questa volta Roberto s'ingannava. Prima che passasse la settimana, egli riceveva una lunga lettera da Odoardo Selmi. Era uno scritto in cui si rilevava l'uomo un po' rozzo, ma franco, buono, modesto. Egli cominciava col chiedere scusa al suo condiscepolo di non avergli mandato una riga in occasione della morte del padre, e col lagnarsi che Roberto avesse aspettato tanto a ricorrere a lui. Poi narrava la sua vita da un anno a quella parte. Una fortunata combinazione l'aveva fatto divenire ingegnere capo della miniera di zolfo di Valduria, ed egli viveva abbastanza contento di quell'eremitaggio insieme con sua sorella Maria, ch'era la sola persona di famiglia che gli rimanesse. C'era da lavorar molto, e, in confidenza, egli si sentiva inferiore all'ufficio. Adesso la Direzione che risiedeva in Londra (poichè la miniera apparteneva alla Sulphur Society residente nella metropoli inglese) gli aveva concesso di prendersi un aiutante per le funzioni amministrative. Però a questo nuovo impiegato non gli si permetteva di assegnare che 200 lire al mese. Poteva convenirgli questa posizione? In caso affermativo, era sua. Avrebbe avuto alloggio nel locale stesso abitato dal Selmi e spettante alla miniera. Badasse bene però che il luogo era inospite e non presentava altra attrattiva che quella di qualche punto di vista e d'un'aria eccellente. Società, come poteva credere, non ce n'era affatto. Il meglio che restasse da fare, finito il lavoro, era di bere un buon bicchier di vino e di andarsene a letto. La festa si poteva giocare alle boccie e passeggiar pei monti. Nella miniera la vita era dura e faticosa; nell'amministrazione ci sarebbe stata minor fatica ma più noia, appunto in ragione del maggior numero d'ore di libertà. Per chi era avvezzo alle mille distrazioni cittadine l'abituarsi a questa nuova esistenza era un affar serio. Anche a lui, che pure era stato sempre un uomo selvatico ed era nato da quelle parti, anche a lui i primi mesi di soggiorno lassù eran parsi un supplizio. Pensava agli anni del Politecnico, alle allegre brigate, alle belle donnine di Milano, e aveva giorni d'uno spleen terribile. Ma a poco a poco s'era assuefatto e ora non si lagnava più. Insomma Roberto pesasse il pro e il contro, e gli rispondesse quanto prima gli era possibile. Non aveva bisogno di dirgli che lo avrebbe accolto a braccia aperte.