— Con l'Antonietta. Siamo intesi.

L'Angela fu colpita dal contrasto che c'era fra queste parole e il modo singolare in cui erano pronunciate.

— Intesi su che?

— Sul romper tutto... Sicuro... L'Antonietta mi dichiarò che ha riflettuto, che non si sposerà ne ora, nè mai, che il suo obbligo è di consacrarsi a suo padre.

Ecco, pensava l'Angela, Frassini ha catechizzato la figliuola, le ha tenuto un discorso analogo a quello tenuto a me, e la poveretta ha consentito a sacrificarsi, a immolare la sua felicità e la sua giovinezza.

— Credevo fosse un ripicco, e non volevo prenderlo sul serio — continuò Tullio — ma ella ribattè il chiodo, e allora toccò a me di perdere la pazienza, e le diedi della matta, della commediante, della civetta...

— Oh Tullio! — esclamò la zia in tuono di rimprovero.

— Avrò fatto male — convenne il giovine. — Ma già ella non s'è troppo offesa... Oh, è d'una serenità, d'una equanimità degna d'una matrona di quarant'anni... Mi stese la mano, mi disse che non mi serbava rancore, e ch'era certa che le avrei reso giustizia, e che si sarebbe rimasti due buoni cugini, due buoni amici.

— E tu?

— Oh... io le dissi che non ci saremmo rivisti mai... E appunto per questo son venuto ad annunziarti che parto.