L'Angela non potè reprimere un grido.
— Parti?
Ironicamente, Tullio riprese: — Perchè fai le maraviglie?... Non era quello che mi consigliavi stamattina?... Allora mi suggerivi d'andarmene per non turbar la pace dell'Antonietta; ora che quella pace non è in pericolo sono io che me ne vado per amore della mia pace... Tornerò a' miei studi, mi seppellirò ne' miei archivi, guarirò di questa scalmana... In fin dei conti, perchè dovrebb'esser altro?... che la conosco a fondo l'Antonietta?... Prima che ci trovassimo insieme in quest'occasione l'avevo vista forse cinque o sei volte, l'avevo vista ch'era una ragazzina in sottane corte... E venti minuti passati insieme in giardino dovrebbero esser bastati a farmene innamorare?... No, no... fuochi di paglia, fuochi di paglia... Ma siccome anche i fuochi di paglia posson appiccar davvero un incendio, il meglio è di battere in ritirata.
E Tullio rideva d'un riso amaro che mal dissimulava i singhiozzi.
L'Angela si sforzava di cercar una soluzione che non compromettesse l'avvenire.
— Partirai, ma senza precipitazione... e sopra tutto in buona armonia con l'Antonietta.
— Già... da buoni cugini, da buoni amici — egli soggiunse sarcasticamente, ripetendo le frasi che la ragazza gli aveva dette pocanzi.
— E perchè no? — chiese l'Angela. — Oggi siete tali; domani, s'è destinato, diverrete qualche cosa di più l'uno per l'altra... Credilo, Tullio mio, vi sono avvenimenti che si compiono attraverso tutti gli ostacoli... Non accusar l'Antonietta... Oggi forse ella non poteva parlarti in modo diverso... Un giorno muterà linguaggio.
— Quand'ella avrà mutato linguaggio io avrò mutato cuore — replicò Tullio. — No, cara zia, io non ho il tuo fatalismo... Gli avvenimenti li facciamo noi, non si fanno essi da sè... Intanto, domattina presto, poichè stasera non ci son più corse, io prenderò il treno...
Un colpo di vento improvviso gli fece portar la mano al cappello.