XVII.

Fermo in mezzo al viale, sempre con la mano al cappello perchè il vento non glielo portasse via, Tullio guardava le nuvole che si rincorrevano, guardava le masse degli alberi che si staccavano cupe sul cielo plumbeo e a ogni raffica si piegavano e si contorcevano con uno schianto secco dei rami e un fremito doloroso di tutte le foglie.

Uno strider di ruote sulla ghiaja lo scosse, ed egli si fece da parte per lasciar passare un carretto ov'erano allineati in due file alcuni vasi di limoni. Il carretto era tirato da un mulo che un contadino teneva per la cavezza; veniva dietro, sorvegliando il lavoro, Bortolo, il giardiniere.

— Oh signor Tullio — disse costui. — Sta a prendersi il fresco.

Il giovine tentennò la testa in aria d'uomo scontento.

— No, non son questi i temporali che mi piacciono... Appena se si sente brontolare il tuono in distanza.

— Ah! — soggiunse Bortolo ridendo — A lei piacciono i lampi e le saette... Non è la stagione... Oggi tutto finirà in pioggia... Mi basterebbe intanto mettere al coperto questi limoni.

— L'avremo presto la pioggia?.

Bortolo diede un'occhiata in giro e rispose: — Temo di sì... Del resto, è già una buona mezz'ora che il tempo minaccia e quei signorini che sono partiti in tandem potrebbero essere ormai di ritorno... E anche gli altri, se non sono andati tanto lontano...

— Chi? Chi? — domandò Tullio.