— E per questo? Che vuol che succeda?
Fuori, nella notte precoce, il rumore d'una carrozza che si fermava davanti alla scalinata. La fiamma dei fanali oscillava, mossa dal vento.
— Chi è? Cos'è?
Era il legno che l'Angela aveva fatto attaccare.
— Oh — chiese l'organista; — il dottor Vignoni viene anch'egli con noi?
— Perchè no? — disse don Antonio. — Non siamo mica colossi... E in caso disperato uno di noi si prende sulle ginocchia la signora Cesira.
Offesa nella sua verecondia, la maestra fece un gesto d'orrore. E poichè il suo intimo desiderio era quello di rimanere, ella dichiarò che cedeva volentieri il posto al dottore, che non aveva fretta e che forse il tempo si sarebbe rabbonito più tardi ed ella avrebbe potuto andarsene con le sue gambe... In ogni modo, se pur fosse stata bloccata a Villarosa, si sarebbe contentata di passar la notte su una poltrona, avvolta in uno sciallo pesante.
Certo, in condizioni ordinarie, l'Angela non avrebbe esitato a offrire asilo alla maestra, ma oggi tra perchè la villa era piena, tra perch'ella si sentiva esausta e sfinita, non le parve vero che il dottor Vignoni rispondesse in vece sua.
— No, signora Cesira, in carrozza ci vada lei... A me quattro goccie d'acqua non danno disturbo e anche in mezzo alla pioggia la mia bicicletta mi porterà a casa in un quarto d'ora.
E chinandosi all'orecchio dell'Angela, il dottore soggiunse: — Sono ostinato e non vado via di quì finchè non la ho accompagnata in un angolo tranquillo ov'ella possa, se non dormire, almeno distender le membra.