— Loro sono usciti col sereno — osservò Luciano.

— Un bell'originale è mio figlio Tullio che venti minuti fa si dirigeva a gran passi verso il cancello con un ombrellone sotto il braccio... Io che stavo fissando un'imposta della mia camera mi provai a chiamarlo... Oh sì... non m'ha sentito, o non m'ha dato retta.

— Dove sarà andato? — pensava l'Angela ricordandosi i discorsi del nipote e la sua dichiarazione di voler partire. Ella non poteva credere ch'egli fosse veramente partito così, senza salutar nessuno, senza prender la sua roba; ma, allora, dov'era andato, in nome del cielo? Non aveva proprio pietà di lei? Non gli pareva ch'ell'avesse bastanti emozioni in quel giorno?

Pian piano qualcheduno le si avvicinò per di dietro, le pose le mani sulle spalle.

— Ancora quì, signorina Angela, ancora in piedi? Non le avevo raccomandato di riposare?

— Oh Vignoni — ella disse voltandosi con uno sforzo manifesto e senza rispondere alla interrogazione. — M'ero dimenticata di lei.

— Brava!

— E il babbo? E la mamma?

— Li ho lasciati in questo punto... Pisolavano tutti e due... Credo che dormiranno fino a ora di cena... Ma lei, lei, signorina Angela?

Sfuggendo lo sguardo indagatore del medico ella borbottò: — Più tardi, più tardi... Sa che con questo tempaccio metà dei nostri ospiti sono a spasso?