— Sono leggeri, si digeriscono senz'accorgersene — dicevano, quasi per scusarsi, i commensali addolorati.
Anche il commendatore e la signora Laura consentirono ad assaggiarli, dopo che l'Antonietta n'ebbe con cura separata la polpa dagli ossicini.
Però l'ex Prefetto tentennava la testa.
— Non son cibi per chi non ha più denti... Noi siamo ridotti al regime del latte, dei brodi ristretti e dei rossi d'uovo... Ormai non s'ha più gusto a nulla.
E nella voce crucciosa e nell'occhio spento del vecchio c'era l'amaro rimpianto della vita che fuggiva, l'amaro rimpianto delle cose irrevocabili, il potere, l'influenza, gli onori, i piaceri...
— Converrà poi chiamare quelli che sono di sopra — soggiunse il signor Ercole. — Dall'Angela, per un quarto d'ora, potrà stare qualcheduno della servitù... In quanto a Tullio, gli serberemo la cena...
L'Antonietta fece per alzarsi.
Il nonno la trattenne. — Neanche per idea. Avrò bisogno del tuo braccio per tornare in salotto.
E la signora Laura, trepidante, supplicante, si rivolse alla Letizia: — Se andassimo insieme?