— È necessario che l'Angela guarisca. È necessario. Quella donna lì, tientelo bene a mente, vale più dei suoi genitori, delle sue sorelle, dei suoi fratelli; vale più di tutti noi...

Senza lasciar tempo al nipote di replicare una sillaba, il bizzarro uomo rifece a precipizio la scala, infilò l'impermeabile ch'era appeso all'attaccapanni nell'andito, se ne calò in testa il cappuccio, e come se l'agitazione de' suoi nervi non potesse quietarsi che all'aria libera, aperse la portiera a vetri, e giù d'un salto in giardino sotto un diluvio di pioggia.

Max e Fritz, fin da quando lo zio li aveva piantati bruscamente, s'erano scambiati un sorrisetto che voleva dire: — Quello lì starebbe bene in manicomio.

Però siccome anche dai matti si può imparar qualche cosa, i due bravi giovani pensarono di seguir l'esempio di Giulio Frassini bevendo subito un bicchierino di cognac. E dopo il primo ne bevettero un secondo, e dopo il secondo s'addormentarono.

XXIV.

Verso mattina il dottor Vignoni si decise finalmente ad abbandonare per poco il capezzale dell'ammalata e a portarne di persona le notizie al commendatore Ercole e alla signora Laura che lo avevan fatto già chiamare più volte. Non cantava vittoria; un nuovo aggravamento era sempre possibile; una gran vigilanza era sempre necessaria; ma nell'ultima parte della notte molto si era ottenuto; la signorina Angela mostrava ormai di conoscere, di sentire, d'intendere, e solo l'estrema debolezza le impediva di rispondere alle parole che l'erano indirizzate. Ora ella riposava, e questo sonno tranquillo, tanto diverso dal letargo di prima, apriva l'adito alle maggiori speranze. Nondimeno Vignoni aspettava con impazienza il verdetto di Locresi.

— E se non fosse a Milano? — obbiettò l'ex Prefetto. — Se non potesse venire?

— A Milano dev'essere — replicò il medico. — Le sue vacanze se le prende dalla metà di Agosto alla metà di Settembre... Potrebb'essere momentaneamente fuori di città per un consulto. In ogni modo avrà ricevuto il nostro dispaccio e telegraferà, perchè quando egli si assenta lascia sempre l'ordine di fargli proseguire i telegrammi che arrivan per lui, e risponde a tutti... Del resto, io preferivo Locresi, ma se non venisse, ci sarebbe il Fabiolo di Bologna.

Il commendatore si turbò.