— Ah sì... è vero... E in causa della zia Angela.
E riconoscendo il dottore gli si rivolse per chiedergli: — Come sta la zia?
— Non ci son guai — rispose Vignoni. — Speriamo che si rimetterà... E loro due, signorini, vadano pure a letto, che la loro presenza non è necessaria... Se vedessero che cera hanno!
Questa constatazione medica del loro pallore non valse certo a tinger in roseo le gote dei due Alvarez. Più smorti in viso che mai, essi si strinsero addosso a Vignoni balbettando: — Ci trova in cattivo stato, dottore? Ma che cosa crede che sia?
Vignoni si mise a ridere. — Per carità, non si allarmino... Hanno il capo ingombro e lo stomaco sconvolto perchè non si sono accorti che il lume si spegneva e hanno dormito in un'atmosfera viziata... Due ore di sonno nella loro camera, fra le loro lenzuola di bucato, basteranno a rimetterli interamente... Vadano, vadano... Sono le sei e un quarto.. Alle nove saranno freschi come rose e in grado di rendersi utili.
Li accompagnò sino a piedi della scala, e vistili salir con bastante disinvoltura andò in cucina a vedere se ci fosse un caffè pronto. Era proprio sfinito.
Una contadinotta di mezza età, magra ed arzilla, con un fazzoletto rosso avvolto intorno ai capelli, gli disse, voltandosi dai fornelli:
— Buon giorno, dottore. Se ha pazienza un minuto glielo verso io.
— Ah siete voi, Giuditta — esclamò Vignoni che aveva riconosciuto la moglie del giardiniere. — Brava! Siete venuta a dare una mano...
— Sfido! — interruppe la donna. — Se non ci si ajuta in questi momenti... E si tratta della signorina Angela!... Si figuri chi non si getterebbe nel fuoco!... Ma siamo in porto, non è vero?