— Allora, eccomi quà — ripigliò la Giuditta, riempiendo fino all'orlo la tazza. — Sarà troppo leggero.

Vignoni aspirò voluttuosamente l'aroma che si sprigionava dalla tazza fumante, e dopo aver bevuto due sorsi dichiarò: — Va benissimo... Pretendono che sia un veleno, ma basta il profumo per rintonare i nervi.

— E che bisogno... — principiò la donna.

— Zitto! — interruppe il dottore. — C'è gente di là, e mi par d'aver sentito pronunziare il mio nome.

— Ora lo cercheremo — diceva una voce maschile.

— Quest'è Bortolo — osservò la Giuditta tendendo l'orecchio.

— Era quì un momento fa — replicava un'altra voce, quella della Maddalena.

A rischio di bruciarsi la lingua e il palato, Vignoni vuotò in un colpo la tazza, la posò sulla tavola e corse in sala.

— Sono quì ancora. Che c'è?... Ah, un telegramma...

— Viene da Milano — disse il procaccia.