— Lo so, lo so — rispose tranquillamente il dottore ammaestrato dall'esperienza a non chiedere l'osservanza del segreto telegrafico ai piccoli uffici dei paesi di campagna. Dopo aver spiegato il foglio e lettone il contenuto, trasse un respiro di soddisfazione, e riprese, dirigendo la parola alla Maddalena: — Quel medico che abbiamo chiamato a consulto arriverà a San Vito con la corsa delle 11¾; gli andrò incontro io alla stazione... Ma che la carrozza sia pronta per le 10... Così, cammin facendo, mi fermerò dieci minuti a casa mia.

Diede un'occhiata a Bortolo e al procaccia ch'erano inzaccherati fino al colletto della camicia, e soggiunse in tono interrogativo: — Strade pessime, non è vero?

— Un orrore.

— Impossibile servirsi della bicicletta?

— Impossibile.

— Pazienza! Tenterò più tardi, a piedi — sospirò Vignoni che doveva far due o tre visite nei dintorni.

Firmò la ricevuta del telegramma e risalì dalla sua ammalata.

XXV.

La carrozza che doveva riportare il dottor Locresi alla stazione di San Vito era ferma davanti alla scalinata, e il celebre clinico, aitante della persona malgrado i suoi sessantacinque anni, stava accommiatandosi da quelli della famiglia (a eccezione dei due vecchi Torralba c'erano tutti) che facevano cerchio intorno a lui nella sala d'ingresso.