— Oh, quello era un filosofo... I suoi libri, le sue passeggiate, la sua pipa, e non voleva altro... Lo dicevano un orso.
— Ce ne fossero di quegli orsi! — esclamò il servo.
E la nipote seguitò. — Solo chi non lo conosceva poteva dirne male. Che cuore sotto quell'aspetto ruvido!
— S'è visto a' suoi funerali — disse Giacomo. — Da dieci, da venti miglia son venuti per rendergli onore.
— Povero zio! Era di cinqu'anni più giovine del babbo... Potrebb'esser oggi con noi... E chi sa?... Forse mio fratello Cesare sarebbe rimasto, forse certi attriti sarebbero stati evitati.
— È morto tredici mesi giusti dopo il signor Manlio, in Marzo.
— Appunto; in quell'anno non finiva mai di nevicare.
— E l'han portato via in mezzo alla neve..... Che tristezza!
L'Angela diede una capatina nella stanza attigua ch'era l'antica biblioteca dello zio e ov'ella aveva fatto collocare due letti pei due nipoti Alvarez.
— Certo ch'è molto ingombra e che quei due ragazzi saranno un po' pigiati. Ma sono due futuri militari e si adatteranno.