— In tal caso, buon giorno a tutti — disse Locresi. E scambiate le ultime strette di mano, scese frettoloso la scalinata e si cacciò nel coupé.
— A giovedì — gli gridarono dietro, mentre la carrozza si metteva in movimento, ed egli, abbassato a mezzo il vetro dello sportello, salutava con replicati cenni del capo.
Indi il crocchio si sciolse. La Marialì e l'Antonietta entrarono nelle stanze del commendatore Ercole e della signora Laura; Cesare e il dottor Vignoni tornarono dall'Angela; Luciano, Girolamo e l'Adele si ritirarono per attendere alla loro corrispondenza; la Letizia e i due figliuoli, ancora tutti rimescolati dalle peripezie della notte, pensarono bene di salir nelle loro camere per riposarsi; Giulio Frassini, che aveva già fermato l'attenzione sopra un motivo grigio degno del suo pennello, andò a piantare il suo cavalletto presso una finestra del primo piano, luogo propizio per aver ogni momento notizie della cognata.
Tullio intanto scese in giardino con l'idea di fare una camminata fuor della villa malgrado il cattivo tempo; poi, giunto al cancello, si arretrò spaventato dal fango della strada maestra, e rimase a passeggiar su e giù davanti alla casa, sulla ghiaja minuta che pareva sgretolarsi e fondersi sotto i suoi piedi. Era stato sino a poco addietro così in angustie per la zia Angela che avrebbe dovuto esser lieto delle assicurazioni esplicite di Locresi; e certo di queste era lieto, ma ora egli sentiva rinascere in sè un'altra pena, un altro cruccio; come chi non si libera da un sogno angoscioso che per ricadere in una diversa ma non men triste realtà. Gli tornava alla mente il suo ultimo colloquio con l'Antonietta; gli risonavano all'orecchio gli amari sarcasmi ch'egli le aveva slanciati a proposito dei due Alvarez, e non sapeva capacitarsi che i suoi rapporti con la cugina dovessero, di punto in bianco, essersi mutati a quel modo... Non eran trascorsi che due giorni, e nel giardino pieno di fragranza e pieno di sole le loro anime s'erano intese, i loro cuori s'erano promessi; e jeri, jeri invece l'Antonietta lo aveva rispinto con quella sua dichiarazione di donna seria e matura che rinunzia all'amore e al matrimonio... Per il padre, diceva lei... Ma perchè? Il padre non era nè vecchio, nè infermo, era un mattoide tranquillo, infatuato d'un'arte che nessuno capiva. Che poteva fargli l'Antonietta? È vero, Giulio Frassini non aveva conforti dalla moglie, sempre in traccia di nuovi galanti (e quì Tullio arrossiva rammentando la vampata di desiderio che gli si era accesa in corpo al cospetto della bella quadagenaria); ma correva pur voce che il marito si procurasse anch'egli le sue distrazioni, e da quando in quà il libertinaggio dei parenti è motivo sufficiente al sacrifizio delle figliuole? No, no; era necessario che Tullio avesse con l'Antonietta una spiegazione più ampia, ch'egli le strappasse di bocca le ragioni effettive della sua condotta... S'ella era capricciosa, volubile, se le sue simpatie si trasformavano in ripugnanze dall'oggi al domani, aveva l'obbligo di confessarlo; egli avrebbe chinato il capo, perdonando forse, allontanandosi certo per sempre; ma così no, così non doveva finire.
Rientrato in casa con questi propositi, Tullio ebbe la fortuna d'imbattersi subito nell'Antonietta che usciva dalle camere dei nonni per recarsi dall'Angela.
— Dove vai?
— Dalla zia — ella rispose.
— Non c'è lo zio Cesare?
— Vado a dargli il cambio.
— Aspetta... Vengo anch'io.