— Proprio non viene stasera? — disse in tono di rimprovero Angela Torralba al dottor Vignoni che s'avviava al cancello conducendo a mano la sua bicicletta.
— No — rispose il dottore — non vengo... Presto non potrei e tardi non voglio. Si preparano al suo babbo e alla sua mamma delle giornate campali, ed è bene che questa sera si corichino prima del solito.
— Persuaderli! — sospirò l'Angela. — Dormono così poco.
— Non importa... Riposeranno almeno... E farebbe bene a riposare anche lei.
Ella si strinse nelle spalle. — Io?... Se la fatica mi giova!
Il dottore squadrò l'Angela Torralba dalla testa ai piedi e soggiunse: — Eh, non ha tutti i torti... Noi medici siamo dei gran minchioni. Io le predicavo sempre: Non si strapazzi, non ha salute da buttar via... E invece in queste ultime settimane, a lavorar come una bestia da soma, scusi il paragone, ella ha guadagnato sotto ogni rispetto... Parola d'onore, mostra diec'anni di meno.
L'Angela tentennò il capo. — Estate di San Martino.
— Certo — riprese Vignoni — che dopo questa baraonda, avrà bisogno di quiete.
Ella si annuvolò in viso. — Della quiete?... Ne avrò anche troppa... Basta, sarà quel che sarà... Intanto l'essenziale era di riuscire... Ancora, glielo confesso, mi pare un sogno.
— Ma — chiese il dottore — recapitolando, quelli che vengono sicuramente quanti sono?