— Il conto è presto fatto — rispose l'Angela. — Mia sorella Letizia con due figliuoli; la Marialì col marito e con la ragazza; Luciano con Tullio; Girolamo, con o senza la moglie; e Cesare finalmente, Cesare che dev'esser partito da Nuova York il 25 o 26 di Settembre e di cui aspetto con ansietà un telegramma da Genova.

— Il comandante Alvarez non viene?

— No, è imbarcato.

— E la Francese?

— La moglie di Luciano?... Dice ch'è indisposta, che non vuol lasciare i bimbi... Pazienza!... Chi sa che idee porterebbe?

Vignoni sorrise. — Questa nuova cognata non è mai stata sul suo buon libro.

L'Angela tentennò la testa. — Io non ho nulla con lei, ma certo la prima moglie di mio fratello m'era più simpatica... E poi era la madre di Tullio...

Chiacchierando così erano giunti al cancello.

— Arrivederci — disse il dottore che s'accingeva a montar sulla bicicletta.

— Aspetti... Non abbia tanta furia — soggiunse la Torralba. — E ora non rida delle mie incoerenze... Sono riuscita, non è vero?... Dovrei esser contenta?... Ebbene?... Di tratto in tratto mi piglia uno scrupolo... Se questa scossa fosse fatale ai miei vecchi?