— Orsù spicciati, e va a mutarti prima di cena... si cenerà anche stasera, speriamo... E verranno di là anche il babbo e la mamma.

I vecchi Torralba non erano nella giornata mai usciti dallo loro stanze, ma Vignoni li persuase a uscirne la sera per cenare col resto della famiglia.

— Lei si trattiene con noi? — disse il commendatore.

— Se vogliono...

— Rimanga, rimanga, Vignoni... Così mi farà un po' di massaggio — soggiunse, in tono di preghiera, la signora Laura.

La cena fu breve e silenziosa. Il commendatore Ercole e la consorte venuti a tavola contro voglia davano segni manifesti di stanchezza, Vignoni che non aveva chiuso occhio da ventiquattr'ore cascava dal sonno, la Marialì, ridotta a non poter civettar con nessuno, aveva perduto tutto il suo brio e durava una fatica enorme a reprimere gli sbadigli. In generale i commensali, dopo essersi rallegrati a vicenda del miglioramento dell'Angela, si stillavano invano il cervello per trovar soggetti di conversazione che non offrissero appiglio a litigi. Gli è che nella maggioranza di quegli uomini e di quelle donne, pur congiunti da stretti vincoli di sangue, mancava ogni affinità morale ed intellettuale, e la lunga lontananza non aveva potuto che acuir le differenze native. Anche quelli che per un istante avevano creduto d'aver interessi comuni (Girolamo, la Letizia, l'Adele) sentivano svegliarsi in cuore i mutui sospetti, e poichè non potevano andar interamente d'accordo si pentivano e vergognavano delle confidenze scambiate, e, più ancora, dell'aver ricorso per ajuto a Luciano. Per peggio, Luciano e Girolamo erano freschi freschi d'una disputa vivace in carrozza a proposito di destra, di sinistra, di legge elettorale, di monarchia, di repubblica. Nè il sussiego degli adulti era medicato dalla corrente di simpatia che suol nascere fra i giovani e che sparge un calore benefico intorno a sè. Duri, impettiti nel loro smoking all'ultima moda, nella loro camicia insaldata, nei solini alti e nella cravatta nera, i due Alvarez slanciavano delle occhiate obblique a Tullio Torralba, decisi a rintuzzare con energia ogni sua nuova provocazione e tanto più fermi in queste disposizioni belligere quanto meno egli mostrava occuparsi di loro. Invero, se non fosse stato il profumo di muschio ch'essi esalavano, egli avrebbe appena avvertito la loro presenza, intento com'era a scrutar la fisonomia dell'Antonietta, a leggervi, s'era possibile, gl'intimi segreti. Ella, seduta fra i nonni al posto della zia Angela, si sforzava d'esser disinvolta e serena; pure, quando lo sguardo del cugino si fissava troppo insistentemente su lei, un lieve rossore le coloriva le gote, un fremito lieve le increspava la fronte, le contraeva le labbra in atto di mite rimprovero. Perchè mi tormenti?... Ma, di lì a un istante, Tullio sorprendeva, o credeva sorprendere, nel viso della giovinetta un'espressione diversa, piena di dolcezza umile ed accorata, quasi di chi implora perdono del male che fa.

Ah la Sfinge, la Sfinge! Com'ella lo attirava a sè, come lo incatenava!

XXVII.

— Va meglio, va sempre meglio — disse il Martedì mattina Vignoni a Luciano Torralba che lo accompagnava fino al cancello della villa dopo la sua prima visita all'Angela.