— Dunque lei crede che stasera io possa partire tranquillamente?
— Vuol partire?.. Così presto?
— Eh sì... È necessaria la mia presenza a Parigi. Se, Dio guardi, fosse successa una disgrazia, se ci fosse ancora un pericolo, mi sarei trattenuto due o tre giorni di più... ma, capisce, laggiù ho i miei affari, ho la mia famiglia... E poi, siamo giusti, con questo tempo Villarosa è inabitabile.
E Luciano mostrò il cielo plumbeo, gravido di nuova pioggia, la terra fradicia, gli alberi raggrinziti che a ogni fiato di vento lasciavano cadere a gruppi le foglie.
— È vero — consentì il medico. — Son giornate tristi... Ma passeranno... E appena smetta di piovere avremo la caccia... la vendemmia... le semine... A ogni modo, per brutto tempo che faccia, bisogna armarsi di coraggio... Un buon impermeabile, un pajo di stivali a tromba e si affronta l'acqua ed il fango.
— Già, già — rispose Luciano Torralba — uno che abbia le sue occupazioni si trova bene da per tutto... Il male si è ch'io non ne ho...
— Sono in tanti in casa — notò Vignoni — riuniti per una circostanza che non si rinnova... Poi si disperderanno di quà e di là...
— Pur troppo... C'est la vie... È la vita...
— Peccato che la signorina Angela non abbia potuto goder d'una festa preparata da lei... Almeno rimanessero fin che sarà in grado di scendere!...
— Qualcheduno di noi rimarrà senza dubbio... Non tutti... E non sarebbe neanche opportuno che tutti rimanessero... L'Angela vorrebbe ripigliar in mano il governo della casa e con tanta gente si affaticherebbe peggio di prima.