— L'ultimo ritratto che abbiamo dell'Antonietta — ella osservò — è del 1895 quand'ell'era all'Annunziata a Firenze ed era tanto bellina, anche nel vestito da collegiale che generalmente ingoffisce.
— Nel 1892 — soggiunse Giacomo — allorchè la signora Marialì giunse improvvisamente a Villarosa coi figliuoli e vi si trattenne un paio di settimane, la signorina Antonietta era in sottane corte e aveva i capelli giù per le spalle. Era un po' magra, ma che splendidi occhi aveva! E che sorriso! E com'era piacevole e manierosa!
— I miei ricordi personali risalgono al 1890 — sospirò l'Angela; — al giorno dei funerali del povero zio... Nel 92 ero a Parigi da Luciano; nell'autunno del 96 la Marialì passò a Villarosa un giorno solo coi due maschi ch'ella accompagnava in Svizzera nel collegio ove sono tuttora.
— O che non ci sono scuole da noi? — domandò il servo.
— Ma! Ognuno ha i suoi gusti... Io, se avessi avuto figliuoli, non li avrei messi certo in collegio. Perchè allontanarli da sè?
Giacomo, ch'era un savio, fece una riflessione da par suo.
— Gli è che quelle che sarebbero nate per esser madri non si sposano; si sposano invece quelle per le quali i figliuoli sono altrettanti impicci.
— Bisognerà ricordarsi di far portar domani in questa camera una coppa di rose — riprese l'Angela lasciando cader l'allusione. — Una ragazza non può non amare i fiori.
— Il giardiniere diceva oggi che delle rose ce ne son poche.
— È tardi, lo so. Ma ce ne saranno abbastanza da riempirne una coppa... Villarosa, Villarosa! È un nome che crea degli obblighi... È vero però che converrebbe far nuovi innesti, nuove piantagioni, e quando i padroni non se ne occupan loro...