— È vano illudersi, Giulio... La mia malattia è stata un avvertimento, il primo segnale di partenza del treno...

— Angela! Angela!

Più dell'esortazioni austere, più dei giusti rimproveri potè su Giulio Frassini questa confessione di debolezza, questo grido d'un'anima chiedente un'ultima, un'unica gioja alla vita che fugge. Egli la sentiva più vicina a lui, ora ch'ell'era scesa dalle sue altezze inaccessibili, ora ch'ella pregava non soltanto pegli altri ma anche per sè... Ed egli le doveva pure una riparazione, egli che l'aveva abbandonata e tradita... tradita per la Marialì!

Una mano dell'Angela pendeva dal bracciolo della poltrona. Frassini la prese e se la portò al cuore.

— Angela — egli disse, — se facessi quello che tu desideri, mi perdoneresti le mie colpe, le nuove e le antiche, mi perdoneresti di aver rovinato la tua esistenza?

Il volto dell'Angela s'illuminò di contentezza.

— Tu accondiscendi?

— Perdonami, perdonami — egli implorava. — Ho espiato tanto.

— Lascia il passato in pace — ella interruppe con un sospiro. — Lo sai che non ho rancori.

— Non mi basta. Perdonami — egli ripeteva con l'insistenza di un bambino.