— Non abbiamo bisogno del vostro permesso, e se teneste la lingua a casa sarebbe meglio.

Dal canto suo, la signora Laura brontolava: — Son proprio in vena di far quattro passi... Non ho un punto del corpo che non mi dolga... Anzi, Marialì, se tu chiudessi quella finestra. Il marito si oppose recisamente.

— Fin che c'è il sole una finestra aperta non dà disturbo.

La signora Laura non osò replicare e sospirando si strinse lo scialle sul petto.

— Viva la signorina Angela! Viva la nostra padroncina!

Così la servitù raccolta in giardino salutava l'apparire dell'Angela sul ripiano della scalinata.

E oltre all'Angela s'acclamavano l'Antonietta e Tullio. Anzi s'udì un grido, coronato da unanimi applausi: — Viva gli sposi!

Veramente la promessa dei due cugini non era ufficiale e s'era convenuto di non darne la partecipazione ai conoscenti e agli amici che di lì a qualche mese, ma la voce se n'era sparsa e le congratulazioni per queste nozze future fioccavano a Villarosa insieme con quelle per la ricuperata salute dell'Angela. Le si accettava sì e no, dicendo ch'era una cosa immatura, che i due giovani avevano tempo da aspettare, che potevano anche pentirsi, eccetera, eccetera. In fondo, i nonni non vedevano quest'unione di mal occhio, tanto più che il matrimonio non sarebbe successo subito e che nell'intervallo i fidanzati si sarebbero trovati spesso a Villarosa ove l'Antonietta rendeva già preziosi servigi, e ove il signor Ercole sperava di utilizzare le cognizioni archivistiche del nipote Tullio per l'esame di alcune antiche carte di famiglia.

Ciò non impediva però al commendatore di lagnarsi aspramente della mancanza di riguardi che gli si era dimostrata combinando l'affare senza consultarlo.

Se n'era lagnato anche con la Marialì la quale gli aveva risposto con una scrollatina di spalle: — Caro mio, devi prendertela con l'Angela... È lei che ha combinato tutto.