— L'Angela, l'Angela! — borbottava l'ex prefetto. — È una brava ragazza, e dopo la sua malattia bisogna usarle speciali attenzioni, ma quando sarà proprio ristabilita ce la intenderemo... Padrona assoluta, no..... Il padrone di casa sono sempre io.

E anche ora il vecchio Torralba s'infastidiva del chiasso che facevano quelli in giardino.

— Basta esser giovani per esser egoisti — egli sentenziava.

— Se chiudessimo la finestra — suggerì la signora Laura, incaponita nella sua idea — si sentirebbe meno rumore, e facendo poi avvicinar le poltrone si vedrebbe di dietro i vetri.

— Chiuder la finestra, no — protestò di nuovo il commendatore Ercole, irritato dell'insistenza di sua moglie. — Io non voglio morire asfissiato... E veder che cosa dietro i vetri?... Intanto io vedo appena a due passi davanti a me... E a ogni modo, domando io, che cosa c'è da vedere?... L'Angela, l'Antonietta, Tullio, non eran quì un momento fa?... Non torneranno presto?... Se ci si teneva a goder lo spettacolo, si poteva uscire anche noi...

— Oggi non sono in grado d'uscire nemmeno se mi portano di peso.... Tu piuttosto.... con la Marialì.

— Son pronta — disse questa alzando gli occhi dal giornale di mode.

Il commendatore dichiarò seccamente che non usciva. E per mutar discorso chiese a sua figlia: — Dunque tu parti domattina?

— Sì, con Cesare... Viaggeremo insieme sino a Pisa. Ho cambiato itinerario. Vado a Firenze per assistere alle due recite della Duse. E approfittando dell'occasione sentirò se Madama Lacroix s'impegnerebbe a fornir il corredo per l'Antonietta.

— Che furia! — esclamò la signora Laura. — Non si sposano mica da oggi a domani.