— Iddio ce la conservi per un pezzo... Noi verremo sovente a tenerle compagnia.
— Oh sì, sì — esclamò l'Antonietta. — Anche il babbo verrà... È il suo sogno... Dice che se stesse a Villarosa guarirebbe delle sue malinconie, delle sue fissazioni... Povero, povero babbo!... Tu lo compatirai, non è vero, Tullio?... Ha le sue debolezze, ma è buono, ed è stato così disgraziato!... Non dovrei dirlo io, ma è stato disgraziato anche nel suo matrimonio... Troppo bella è la mamma, troppo avvezza a esser corteggiata, adulata... Col babbo non ha mai avuto pazienza... E sì ch'egli l'ha amata tanto, che l'ama ancora!... Ah, se avesse sposato un'altra donna non si sarebbe ridotto al punto in cui è, nemmeno con la sua arte... Qualche cosa avrebbe concluso.
Tullio si lasciò sfuggire: — Se avesse sposato la zia Angela...
— È vero dunque che doveva sposarla? — chiese vivamente la ragazza.
— Non so... È una mia idea — replicò il cugino, pentito della sua indiscrezione.
L'Antonietta parve voler insistere; poi, come cacciando da sè una curiosità vana e molesta, sospirò: — Ormai!...
E riprese dopo un breve silenzio: — L'arte fu la sua passione e il suo cruccio. A sentirlo oggi, avrebbe deciso di buttar via i pennelli e i colori... Ma non è possibile. Che farebbe della sua vita?.. E tu non lo scoraggerai, Tullio? Non lo deriderai?
— Oh Antonietta! — protestò il giovine quasi offeso del dubbio. — Me lo domandi?... Puoi supporre ch'io manchi di rispetto a tuo padre?... Credi ch'io non intenda il sacrificio ch'egli ha fatto consentendo a separarsi da te? Credi ch'io non gliene sia riconoscente?
— Grazie — mormorò commossa, l'Antonietta. E i suoi belli occhi umidi cercarono quelli di Tullio.
— Cara! — egli disse, sfiorandole con un bacio i capelli.