— Mi accompagnerai più tardi a vederlo... con Tullio?
— Sì, babbo.
— Oh, — seguitò Frassini con qualche esitazione — non è già ch'io abbia mutato pensiero... L'arte mi ha dato troppi sopraccapi e vi rinunzio... Non val la pena di occuparsene in quest'epoca di bottegai... Ma due lavoretti vorrei ancora farli, uno per le tue nozze... l'altro per tua zia Angela... Gli schizzi che avevo cominciati non vanno... assolutamente non vanno... Fermar l'idea sulla tela, fermare il simbolo, ecco quello che occorre...
— Babbo, babbo — interruppe l'Antonietta sgomentata di vederlo ripreso dalle sue ubbie — non torturarti il cervello... Per me, per la zia Angela, per Tullio qualunque cosa basta.
Frassini tentennò la testa. — Voi meritereste il capolavoro.
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— Eccoci — disse il dottore sboccando insieme con Tullio e con gli altri sullo spiazzo davanti alla casa, ove l'Angela sedeva al sole su un canapè rustico, e l'era accanto il fratello Cesare.
L'Angela si alzò e con le mani tese mosse incontro ai quattro arrivati.
— Bravi! Ora si rientra in compagnia. Il nonno ti domanda, Tullio, per rispondere a certi biglietti... E la nonna vuol te, Antonietta, pel solito massaggio... Abbi pazienza, finch'io ripiglio le forze.
— Pronti, pronti! — gridarono in coro i due giovani. E salirono di corsa la scalinata.