Seguendoli con occhio amoroso, l'Angela veniva dietro a passi lenti, appoggiata al fratello. Erano alla sua destra il dottore Vignoni e Giulio Frassini.

— Sono raggianti — ella disse. E rivolgendosi a Cesare soggiunse: — La felicità di questi nostri nipoti, ecco ciò che rimane di meglio dalla cerimonia delle nozze d'oro.

Sul primo gradino si fermò, abbracciando con lo sguardo tutto quello che si vedeva di Villarosa.

— A che pensi? — le chiese Cesare.

— Penso — ella rispose, e una lacrimetta le rigava la guancia — che tu vai lontano lontano, che mai più l'intera famiglia si troverà riunita a Villarosa.

— Eh via — saltò su il dottore — pensi anche a cose più allegre... Pensi che il signor Cesare tornerà e che in ogni caso di quì a un pajo d'anni... mettiamo pure a tre anni... qualcheduno che non c'è ancora tenterà i primi passi fra queste ajuole.

Ella fece un gesto dubitativo.

— Ci sarò?

— Altro che esserci! Garantisco io.

L'Angela sorrise al cognato.