— E io — ribattè Tullio — rammento benissimo ch'eravamo insieme e che, in chiesa, la zia Angela ci sollevò tutti e due perchè vedessimo meglio... Vestita di bianco, la zia Marialì mi pareva un angelo.

La Marialì arrossì come una collegiale. Avvezza a ricever di questi complimenti, avvezza anzi a cercarli, ella non sapeva dissimulare la soddisfazione che l'era procurata da ogni nuovo omaggio alla sua bellezza. E la ingenuità della sua civetteria era forse una delle sue maggiori seduzioni, era uno dei coefficienti di quella sua aria giovanile che, a quarantadue anni, l'avrebbe fatta credere, piuttosto che la madre, la sorella maggiore dell'Antonietta.

Giulio Frassini, il marito, la guardò attraverso la tavola con un misto d'ammirazione e di dispetto. Ell'era stata, ell'era sempre il suo idolo e il suo cattivo genio. Ell'aveva in lui avvilito l'uomo e ucciso l'artista, s'era impossessata di tutto l'esser suo, del suo corpo e della sua anima; aveva preso il suo tempo, sciupato il suo ingegno, trascinata nel fango la sua dignità... E nondimeno, anche oggi, dopo vent'anni di matrimonio, egli sentiva che non avrebbe potuto vivere senza di lei; anche oggi egli si maravigliava che vi fosse stato un momento un cui egli le aveva preferita la sorella Angela, la buona e sbiadita creatura che gli sedeva dirimpetto, occupata a sminuzzar le vivande per renderle mangiabili ai suoi genitori.

E com'era commossa l'Angela, e con che studio teneva bassi gli occhi, tanto da non lasciar veder le lacrime che le gonfiavano le palpebre! Il matrimonio della Marialì! Tutte le più minute circostanze ella ne ricordava; l'ora in cui s'era svegliata, l'abito che aveva indossato, il guanto che le si era stracciato calzandolo, le poche goccie di pioggia ch'eran cadute nel ritorno dalla stazione dopo l'accompagnamento degli sposi, il fazzoletto di batista ch'ell'aveva bagnato di pianto nel silenzio della sua camera, lo sforzo che aveva fatto per nascondere a tutti la sua emozione... E nessuno aveva capito, nessuno, dallo zio Luigi in fuori, aveva saputo niente. Ella lo sentiva ancora sulla fronte il bacio dello zio Luigi; sentiva le sue parole: — Quel balordo di Frassini se ne accorgerà dello sproposito che ha commesso sposando la Marialì invece di te.

Ella non aveva allora che ventiquattr'anni, eppure in quel giorno ell'aveva compreso che la sua giovinezza era tramontata, che il suo primo disinganno le aveva aperto nel cuore una ferita non sanabile mai. Ed ella aveva, in quel giorno, letto chiaro nell'avvenire. Sposate le sorelle, dispersi pel mondo i fratelli a eccezione di Manlio, ell'aveva previsto che le sarebbe convenuto rinunziare alle gioje di moglie e di madre e consacrarsi tutta quanta ai genitori e allo zio che probabilmente non si sarebbero mossi da Villarosa. I fatti le avevano dato ragione. Dopo un'effimera Prefettura durata pochi mesi, il commendatore Torralba aveva dovuto abbandonare in modo definitivo il servizio e s'era ritirato nella villa spezzando ogni legame col mondo; indi la morte di Manlio e dello zio Luigi, le vicende varie di Cesare e la partenza di lui per l'America avevano gettata una nuova ombra sulla casa e ribadite le catene dell'Angela. No, non l'era possibile, non l'era lecito pensare a sè stessa. E non vi aveva pensato più, aveva compito il suo sacrifizio umile, quotidiano, quel sacrifizio che nessuno avverte appunto perch'è quotidiano, perchè lo si crede diventato una seconda natura.

Ecco ciò che significava per l'Angela il matrimonio di Marialì, ecco perchè il richiamo di quelle nozze in questo giorno, in quest'ora, le recava un insolito turbamento. Tutti, quanti erano intorno a quella tavola, avevano vissuto o vivevano; con le loro passioni, coi loro capricci, coi loro gusti nobili o puerili, coi loro ideali grandi o meschini: l'ambizione politica, la febbre degli affari, la smania delle avventure, la galanterìa, la vanagloria; ella viveva fuori della vita; tutti avevano memorie e speranze; ella delle speranze non ne aveva, e le sue memorie non erano che tristi; per trovarne di liete l'era forza risalire all'infanzia... E ancora, fin che c'erano i suoi genitori, ell'aveva un'occupazione, uno scopo... Ma poi?...

VII.

Verso la fine del pranzo, Luciano, il primogenito dei Torralba, alzò il bicchiere colmo di vino.

— Alle nozze di diamanti!